William Golding: Il Signore delle mosche

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Libro Il signore delle mosche trama e significato

Il Signore delle mosche Trama

Protagonisti del romanzo, Il signore delle mosche (Lord of the flies), sono un gruppo di ragazzini inglesi, tra i sei e i dodici anni, atterrati su un’isola deserta in un tempo non definito, successivo ad una fittiva guerra globale. Completamente in balia di loro stessi, senza la supervisione degli adulti, i bambini cercheranno all’inizio di istaurare una comunità civile. Ralph, uno dei ragazzi più grandi, carismatico e giusto, viene eletto capo. Lo sostiene in questo ruolo Piggy, il più saggio tra i ragazzi che però viene spesso deriso dal gruppo a causa del suo aspetto: sovrappeso, con gli occhiali e l’asma.

L’iniziale clima di pace degenererà ben presto, soprattutto a causa di Jack, uno dei ragazzi più violenti, che si differenzia per la predisposizione alla caccia. La paura irrazionale di una bestia sconosciuta e terribile inizierà ad instaurarsi tra i bambini, e porterà a delle conseguenze estreme e barbariche. William Golding, usando il registro del romanzo di avventura, riesce a indagare, con Il Signore delle mosche, l’oscuro primordiale che è in ognuno di noi, e ad immortalarlo nell’immagine di un’isola dalla natura incontaminata.

Lo stile e i personaggi

Bisogna leggere Il Signore delle mosche nella sua versione originale per rendersi conto fin in fondo dell’abilità stilistica di William Golding. La camaleonticità stilistica dell’autore si rivela non soltanto nel passaggio stilistico da un narratore onnisciente e forbito che descrive il paesaggio e le vicende, ai dialoghi dei ragazzi, piuttosto semplici e diretti. Anche gli stessi dialoghi sono a loro volta trattati con accuratezza e marcano con il loro stile linguistico la diversità fra gli stessi ragazzi. Il loro modo di parlare ne rispecchia in una certa misura anche il carattere.

Ralph è probabilmente il più ben articolato dei ragazzi ed è anche il leader, Jack, al contrario, non è un abile oratore ma piuttosto un tipo istintivo e aggressivo. Simone schivo e silenzioso, si interrompe spesso a metà frase, ma proprio in quelle cesure linguistiche, che sembrano avvicinarsi ai confiini del dicibile, si nasconde il suo ruolo chiave all’interno del gruppo. Un ruolo che si manifesterà come rivelatorio.

Di Piggy scopriamo le sue origini più modeste a causa dell’abuso del Cockney – un linguaggio gergale parlato nella periferia londinese, attribuibile alla working class. (“I can’t hardly move”, “All them other kids. Some of them must have got out.”). – Ma non è un caso che Golding conferisca a lui – tra tutti i ragazzi appartenenti invece all’alta borghesia – quelle sue decisive caratteristiche di superiorità pragmatica e di ragionamento.

L’isola

In questo romanzo, ascrivibile al genere distopico, il premio Nobel William Golding ribalta l’ottimismo utopico della storia della letteratura delle isole. Da Utopia di Tommaso Moro, al Le avventure di Robinson Crusoe di Daniel Defoe all’Isola del tesoro di Stevenson le isole avevano sempre offerto un terreno fertile per la costituzione di comunità pacifiche e per le avventure. Golding, la cui fiducia nel genere umano si era sgretolata con l’esperienza della Seconda Guerra Mondiale, aveva osservato nel suo lavoro di maestro come anche nei suoi giovani studenti ci sia una tendenza a usare la violenza, se non controllati dagli adulti.

La delimitazione territoriale dell’isola, come microsistema primordiale, si rivela essere lo scenario ideale per il suo esperimento pedagogico. La domanda che sottende l’opera letteraria di Golding è: Come si comporterebbero dei bambini da soli, lontani dalle autorità e dalle leggi? La legge morale, insita dentro di noi, ha la meglio davanti a situazioni estreme?

Il Simbolismo e il significato de Il Signore delle mosche

La linearità della narrazione, la semplicità dei dialoghi uniti al fatto che la trama ruota attorno a dei ragazzi che stanno vivendo un’avventura, hanno favorito la diffusione de Il Signore delle mosche, soprattutto nei paesi anglofoni, tra un pubblico molto giovane. Nonostante la storia assuma degli aspetti a tratti molto cruenti, offre con la sua descrizione della geografia dell’isola una prima lettura quasi fiabesca.

Ma è ad una lettura più profonda e simbolica che Il signore delle mosche dispiega tutto il suo potenziale. È con essa che si indirizza al pubblico adulto. In particolar modo attraverso il simbolismo degli oggetti Golding lascia intravedere una critica alla condizione umana. La lotta tra il bene e il male, connaturato in ognuno di noi, sembra sfociare nell’abominio primordiale, allorché i simboli della convivenza civile vengono distrutti. È soprattutto la conchiglia, “magicamente” suonata da Ralph, a rappresentare la legge e a porre un legame invisibile ma indissolubile tra i ragazzi.

Le regole e le convenzioni che vengono stabilite da Ralph mirano a impostare quei paletti, di cui in primis le società umane hanno bisogno per non sfociare nel caos e nelle barbarie. Golding vuole così ricreare le premesse dell’istituzione del patto sociale nello stato di natura. Il venire meno della regola principale: “tenere acceso il fuoco” ed infine la drammatica rottura della conchiglia, rompono quell’equilibrio precario su cui si erano basati i legami civili tra i ragazzi.

Con la loro rottura si elimina ogni remora morale. Le maschere dei volti dipinti di Jack ed i suoi cacciatori sanciscono l’entrata definitiva nel mondo dei “selvaggi”, di quelli al di fuori delle regole sociali, morali e religiose. Ed è allora che tutto è permesso.

La Bestia e Simone l’homo sacer

I bambini più piccoli sono i primi a tematizzare la paura di una bestia nella foresta. Gli argomenti razionali dei grandi, e soprattutto di Piggy, non riescono a scongiurare il terrore che viene dal buio, dall’inconosciuto, dalla mancanza di presenze adulte. Nel confronto diretto di Simone con il signore delle mosche, si ritrova a mio parere un momento decisivo del libro. È, infatti, in questo passaggio che per la prima e unica volta viene citato Il Signore delle mosche, qui emerge il suo significato nascosto come simbolo del male che è, ineluttabilmente, in ognuno di noi.

Che idea, pensare che la bestia fosse qualcosa che si potesse cacciare e uccidere!” disse la testa di maiale. Per un po’ la foresta e tutti gli altri posti che si potevano appena vedere risuonarono della parodia di una risata. “Lo sapevi, no?… che io sono una parte di te? Vieni vicino, vicino, vicino! Che io sono la ragione per cui non c’è niente da fare? Per cui le cose vanno come vanno?

da Il Signore delle mosche di William Golding

Simone è il personaggio più bello del libro. Il gruppo lo considera un po’ queer, “strano”, ma con la sua sensibilità, i suoi silenzi ed i suoi attacchi epilettici si erge a profetico visionario. Simone ha la prospettiva più ampia sulle cose proprio per questo suo esser non conforme, appartenere e allo tempo non appartenere al gruppo.

Con il suo gesto di allontanamento dal gruppo e di rottura con l’arcano, Simone solo riesce a scoprire il mistero dietro la bestia e a metterne a nudo il sistema. Ed è per questo che diviene l’homo sacer, la vittima sacrificale che irreparabilmente deve pagare per questa sua presa di coscienza sulla natura umana. Su quest’estremo rituale sacrifico, cui partecipa tutta la comunità, si fonda la forza primordiale del potere sovrano di Jack.  

Un potere, quello di Jack, che tuttavia viene meno nel momento in cui l’arrivo della nave, proveniente dal “mondo civile”, spezza l’incantesimo dello stato d’eccezione creato con la forza bruta. A questo punto si ripristina lo stato normativo precedente alla vita sull’isola e con esso ritorna l’imbarazzo.

L’ufficiale, davanti a quella scena, era commosso e un po’ imbarazzato. Si voltò dall’altra parte, per dare tempo ai ragazzi di riprendersi, e aspettò, posando gli occhi sul bell’incrociatore lontano.

– Il Signore delle mosche

Scheda del libro

Il Signore delle mosche trama e riassunto

Autore: William Golding

Edizione originale in inglese: Lord of the flies, 1954,

Faber and Faber, London.

Prima Edizione italiana: Il Signore delle mosche, Mondadori,

1980, Milano.

Traduzione di Filippo Donini.

Numero pagine: 239

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