Alma di Federica Manzon

  • Tempo di lettura:7 minuti di lettura
Alma di Federica Manzon trama
Alma di Federica Manzon vincitrice del Premio Campiello 2024

Alma è la donna sul confine. E lo è in un duplice senso. In un senso concreto, perché sta materialmente sui confini, quelli di Trieste, sua città natale, che apre a est sulle nazioni dell’ex Jugoslavia, mentre a nord  guarda all’Austria e al suo passato nell’impero austro-ungarico. E lo è anche in un senso metaforico. Della donna sul confine Alma ha tutte le caratteristiche. Si destreggia in un mix di lingue, scappa appena può con la sua bici – poi da grande sarà l’auto – come trasportata dal vento e, soprattutto, sente di non appartenere a nessuno e a nessun posto.

Per questo quando, dopo molti anni, ritorna nei luoghi della sua infanzia e adolescenza, lo fa da ospite, venendo scambiata per una turista e  pernottando in un albergo impersonale, che aveva visto i suoi momenti di gloria sotto la Jugoslavia di Tito.

Alma, la donna sul confine, ritorna per accogliere un lascito del suo defunto padre, lo slavo sempre in partenza per quell’Est mitizzato e amato, immagine di unione fraterna tra i popoli slavi, che rivelerà tutta la sua forzatura quando il sogno di unità si disintegrerà con un effetto domino. Ma ancor di più il suo ritorno si rivela un’opportunità per accogliere dentro di sé i luoghi, un tempo famigliari, e redimerli dalla sua storia personale, ma ancor di più da quella di tutta l’Umanità.

Si dice che a fare di noi le persone che siamo siano gli incontri […] Tutte le persone che conosce danno una grande importanza alle amicizie e agli amori […] Alma pensa che siano invece i luoghi a decidere tutto, ma non lo dice, non è sicura che sia per tutti così, forse è solo un’altra delle sue stranezze.

Alma di Federica Manzon

Trama Alma di Federica Manzon

Un narratore in terza persona segue Alma in questo suo viaggio della memoria. Siamo in Aprile, ai nostri giorni, e mancano solo tre giorni alla Pasqua ortodossa. Alma è un’affermata giornalista cinquantenne che vive nella Capitale. Una città che le è estranea e che di rimando non può capirla fino in fondo. Ma per adesso siamo sul confine, o meglio di là da esso. Alma inizia il suo tour su quella che era considerata l’isola di Tito, ed è così che la rivediamo bambina, con il suo cappello dei giovani pionieri di Jugoslavia, in compagnia del padre che riscriveva gli sgangherati discorsi del Maresciallo.

Poi si sposta, e noi con lei, verso il di qua, Trieste, la casa dei Platani rievoca la memoria dei nonni: colti e affettuosi, eredi di quella cultura austro-ungarica ancora così presente a Trieste. Il nonno che le spiega le notizie lette su Die Zeit e la chiama affettuosamente schatzi.

In seguito ci sarà la casa sul Carso, immersa nel disordine, piena di matti e di dottori che volevano rivoluzionare l’approccio psichiatrico – e qui non passa inosservato quel tenero omaggio a Franco Basaglia –. Alma vive in questo caos con una madre poco presente, caratterialmente in contrasto con l’ordine asburgico in cui è cresciuta, e che, oltre al lavoro alla Casa dei pazzi, sembra vivere in attesa del marito. 

È nella casa sul Carso, quando lei aveva dieci anni, che era arrivato Vili, un ragazzino, suo coetaneo, di Belgrado. A portarlo con sé era stato il padre di Alma, glielo avevano affidato dei suoi amici dissidenti per proteggere il figlio dai pericoli delle epurazioni di Tito. Vili entra nella vita di Alma di filato, senza far rumore, causando anche qualche antagonismo, nondimeno entra per rimanervi. È sarà lui il motivo per cui Alma ritornerà in quell’est che conosceva solo attraverso suo padre. Per Vili, Alma si troverà al centro degli eventi delle guerre balcaniche, riporterà le notizie dalla città prostrata dalle sanzioni, siederà al tavolo con i carnefici e penserà di vivere con uno di loro.

Federica Manzon riesce a creare con Alma un personaggio vivido, fiero e reticente, che incarna alla perfezione l’anima di Trieste e ricorda in modo sorprendentemente una scrittrice al di là del confine settentrionale: Ingeborg Bachmann. Un’altra donna sul confine.

In una prospettiva più generale, da romanzo storico, Manzon sembra aprire il vaso di Pandora. L’attuale guerra in Ucraina è l’occasione per riscattare le guerre balcaniche. Oppure le guerre balcaniche sono un buon punto di partenza per comprendere ciò che sta succedendo oggi nel mondo? Prendiamo per buone entrambe le prospettive. In entrambi i casi, dietro c’è più del semplice nazionalismo.

A dispetto dei discorsi che le dedicava nell’infanzia, era stato sempre consapevole che il passato un giorno sarebbe ritornato, aveva solo cercato di ritardare il più possibile quel momento perché lei potesse trovare il proprio posto senza sentire vincoli o lacci alle caviglie.

Alma di Federica Manzon

Un riconoscimento prestigioso per Federica Manzon

Federica Manzon

Alma di Federica Manzon è il libro vincitore del Premio Campiello 2024. La manifestazione, giunta alla sua 62esima edizione, si è tenuta il 21 Settembre a Venezia, nella scenografica cornice del teatro la Fenice. Federica Manzon, triestina d’adozione, ha riportato la vittoria con 101 voti su 287. Secondo si è classificato Antonio Franchini con Il fuoco che ti porti dentro e terzo Emanuele Trevi con La casa del mago.

Alma Federica Manzon recensione

Titolo: Alma

Autore: Federica Manzon

Casa editrice: Feltrinelli, Milano

Anno di pubblicazione: 2024

Numero Pagine: 267

Lascia un commento