Perché leggere ti cambia la vita di Piero Dorfles

Il lavoro del lettore non è un romanzo e nemmeno un saggio, si colloca piuttosto in un genre metaletterario che ama mettere i testi in dialogo tra loro. In maniera più profana, Il lavoro del lettore può essere descritto come una raccolta di recensioni – sagaci, dirette e dall’elevato stile letterario – che rispondono anche al nome di recensioni d’autore.
Il titolo può, in questo senso, fuorviare. Chi si aspetta che Piero Dorfles ci racconti, per tutto il libro, la sua lunga carriera di lettore e critico letterario, o che si lasci andare a lunghe argomentazioni per perorare la causa del “mestiere”, o ancora che aiuti i non lettori a trovare un senso per cui intraprendere questa strada, rimane, in parte, con l’amaro in bocca. Ma solo a metà. In realtà, quel sottotitolo “Perché leggere ti cambia la vita”, che racchiude tutte le nostre attese, si attua nella generosa introduzione. È proprio l’introduzione, che sicuramente va nella direzione del saggio, seppur condensata, a spiccare. Piero Dorfles consacra a queste pagine iniziali le sue riflessioni personali sulla lettura e si fa, persino, più intimo, quasi privato – come non lo abbiamo esperito mai prima d’ora. Le sue riflessioni confluiscono, in ultima istanza, in una sola, a metà tra filosofico e antropologico, capace di innalzare il valore che attribuisce alla scrittura, e quindi alla lettura, a forma di vita che ci eleva alla condizione umana.
L’avere coscienza di sé, la scrittura, e quindi i libri, sono quello che, in definitiva, ci distingue dallo stato animale. Quello che si perde se non si legge è uno strumento essenziale per indagare sui temi centrali dell’esperienza umana.
Il lavoro del lettore di Piero Dorfles
In questo metalibro o, in altre parole, un libro sui libri, Piero Dorfles decide, dunque, di mettersi, come sempre, in secondo piano e lasciar parlare i romanzi stessi – dalla sua personale e espertissima prospettiva, s’intende – . Sono loro i protagonisti. Dorfles ce ne racconta ben 73, raggruppati in 9 tematiche:
- L’Inetto
- Isole e formicai
- Le ziette: l’altra parte della famiglia
- La dolce guerra
- Mielestrazio
- Camminare, pensare, scrivere
- Indago, quindi sono
- Faustus e il povero diavolo
- Profezie distopiche
Già a un primo sguardo colpisce l’originalità dei Topos, che Dorfles individua con l’esperienza del lettore che ha trascorso una vita sulle pagine dei libri.
Mielestrazio
Decisamente pungente la categoria di mielestrazio, con cui Dorfles definisce scherzosamente quella letteratura long seller di stampo “sentimentale” che gioca quindi sul coinvolgimento emotivo. Qui il critico letterario si propone di riabilitare una categoria che viene spesso bollata, da altri critici, come letteratura commerciale, in virtù del suo successo popolare, ma allo stesso tempo, lui stesso, la massacra un po’. Incorpora, in questa categoria, classici che molti di noi hanno letto e amato fin dall’infanzia e che costituiscono un po’ la base dell’educazione letteraria di molti lettori: Il piccolo principe, Il vecchio e il mare, Piccole donne, Narciso e Boccadoro. Persino La storia di Elsa Morante. Con quest’ultima Dorfles ci va giù pesante, e lo fa nella consapevolezza che le sue critiche infastidiranno molti lettori. E a mio parere ci si può trovare in disaccordo e comunque apprezzare la sincerità e la diversità di opinioni tra lettori.
Camminare, pensare, scrivere
La categoria che più ho apprezzato e che mi ha dato maggiori spunti per le prossime letture (La passeggiata di Robert Walser; Fra i boschi e l’acqua. A piedi fino a Costantinopoli di Patrick Leigh Fermor e Gli anelli di saturno, Un pellegrinaggio in Inghilterra di W. G. Sebald) è probabilmente: Camminare, pensare, scrivere. Dorfles ne spiega la genesi come segue.
La scrittura, la letteratura, nascono con la capacità dell’uomo, di spostarsi, di impadronirsi della natura, di modificarla e di descriverla. […] Credo che il senso ultimo del rapporto tra camminare, pensare e scrivere non stia nell’ascesi del viandante ma nella consapevolezza del sé che il camminare produce. Dopo milioni di anni a quattro zampe, improvvisamente diventiamo consapevoli che stiamo camminando, che sappiamo di esistere, e scriviamo.
Il lavoro del lettore di Piero Dorfles
Qui ho piacevolmente ritrovato la calma malinconica de I passaggi di Walter Benjamin e la figura del flâneur così ben tracciata nei suoi elementi essenziali. E sempre in questo capitolo, come contrappunto alla lenta e nostalgica passeggiata letteraria del flâneur, il lettore si ritroverà preso nell’irrefrenabile fervore su ruote della Beat Generation di Kerouac con Sulla strada. Due generi che si direbbero opposti e che il lettore non si sognerebbe mai di trovare nella stessa sezione, ma che con la logica delle categorie dorfliane, ha perfettamente senso.
Una prospettiva di lettura su Il lavoro del lettore
Non per ultimo, vorrei darvi qualche indicazione su come affrontare questo metaromanzo che è Il lavoro del lettore. Consideratelo come una cartina di tornasole per il lettore, consultatelo, più che leggerlo in senso tradizionale, quando siete in cerca di nuove letture, o quando avete voglia di immergervi nel mondo dei classici, ma non sapete come, o, ancora, quando vi sfugge un’angolazione, una prospettiva nuova con cui approcciarvi ad un libro. Il lavoro del lettore sarà sicuramente un amico fidato che vi aiuterà, inoltre, a pensare out of the box. Attraverso la lente di questi topos, a volte stravaganti e originali, Dorfles rilegge, con occhio critico, i classici, e sa dare da buon maestro spunti di riflessione.

Un’ultima Sternstunde
Nella parte conclusiva Dorfles riprende la parola e ribadisce il potere magico della letteratura. È a questo punto che ci regala, quella che potremmo definire un’ultima Sternstunde. Ci ricorda un passo di Se questo è un uomo in cui Primo Leviraccontadi un momento di gloria interiore – vissuto ad Auschwitz – grazie al ricordo e alla declamazione sommessa – tra gli orrori – di alcuni versi di Dante sull’Odissea. Per un momento effimero nella citazione è ristabilito il contatto con il sublime, con la bellezza e quindi con l’umanità in un posto che di umano non aveva proprio nulla.
I libri, la lettura, non portano certezze, ma dubbi. Non felicità, ma conoscenza. Non spiegano il perché della vita, ma stimolano a porre domande e a essere consapevoli di sé. Non possono superare la difficoltà di trovare un senso al nostro essere, ma ci permettono di allontanare il rischio di perderci nel nulla e ci impongono di mettere al centro di tutto la vita. Di chiederci perché, appunto, siamo, oggi, qui.
Il lavoro del lettore di Piero Dorfles
Il lavoro del lettore. Perché leggere ti cambia la vita di Piero Dorfles
Anno di pubblicazione: Settembre 2021
Casa editrice: Giunti editore S. p. A. /Bompiani
Numero Pagine: 245