Chi sono?

Ceci n’est pas une présentation

Presentarsi è sempre un po’ etichettarsi. Ed etichettarsi è ridurre ai minimi termini le infinite sfaccettature della vita. È rispondere alla domanda Chi sono? dicendo: sono questo e non sono quello. Sono consapevole però che chi sia arrivato su questa pagina, voglia soddisfare la sua curiosità sulla persona che sta scrivendo.

Potrei allora raccontarvi tante cose. Del luogo da cui vengo e dei posti in cui ho vissuto, di quello che ho imparato e di quello che faccio. Potrei dirvi la verità, ma potrei anche inventare tutto di sana pianta. Non si nutre di questo la letteratura che tanto amiamo? Verità e finzione, finzione e verità. Dove inizia l’una? Dove finisce l’altra?

Ho vissuto mille vite, sono stata a Macondo e ho giurato che non l’avrei dimenticata Ursula, la matrona ultracentenaria che alla sua morte si era rinsecchita a tal punto da poter entrare in una scatola di scarpe. A Parigi mi sono messa sulle tracce di Walter Benjamin e l’ho ritrovato nei Passages del secondo arrondissement.

A Berlino ho incontrato Wim Wenders e gli ho detto che lo capivo, che per amore si può saltare e rinunciare al “da sempre” e “in eterno”. E quando, ancora a Berlino, ho ascoltato la sonata in fa maggiore di Mozart, eseguita a 4 mani da Daniel Barenboim e Marta Argerich, ho pensato che forse la pura lingua, quella che ci appartiene come il canto agli uccelli, sta tutta nella musica.

Soprattutto, sono caduta e mi sono rialzata, quante volte non le ho più contate. Ho frugato nelle parole, quelle dette e non dette, il senso profondo del vivere. Se l’abbia trovato, non saprei dirvelo ma non ho mai smesso di ricercarlo. L’arte, i libri, la filosofia, lo stare tra le lingue, il buon cibo e gli affetti, in altre parole, il “bello” in quello che mi circonda mi fa sentire più vicina, in qualche maniera prossima a questa ricerca senza fine.

Chi sono? Lo avrete capito, sono tutte queste cose e sono questo sentire qui e ora. Per voi, care lettrici e cari lettori, sono la persona che si è ritagliata questo spazio virtuale, tra l’infinità vastità del web, per raccontarvi amorevolmente delle cose che legge.

Debora fondatrice di Giochi linguistici

O, se volete, sono semplicemente Debora.

Breve bio sull’autrice e fondatrice di Giochi linguistici

Mi chiamo Debora e nel 2024 ho fondato Giochi linguistici, una rivista digitale di letteratura e pensiero critico. Ho conseguito la laurea in Comunicazione, specializzandomi in Filosofia del linguaggio con una tesi focalizzata sul pensiero di Walter Benjamin e Giorgio Agamben, sotto la supervisione del professor Paolo Virno – che è stato il mio relatore per un precedente lavoro di tesi incentrato sul postfordismo – e formandomi all’interno della scuola dei professori Felice Cimatti e Daniele Gambarara.

Il mio percorso formativo e critico si è strutturato sul campo attraverso tirocini editoriali in Italia presso la casa editrice DeriveApprodi e a Parigi presso lo storico editore Les Belles Lettres, un’esperienza in ufficio stampa, accanto a una formazione giornalistica sotto la guida di professionisti come Paride Leporace e Antonello Caporale.

Successivamente, ho vissuto per diversi anni a Berlino, dove ho ampliato le mie competenze professionali conseguendo le certificazioni come Project Manager e Scrum Master, e maturando esperienza nel digital marketing.
Questo percorso mi consente oggi di unire la profondità dell’analisi filologica dei testi alle competenze organizzative necessarie per gestire una rivista digitale.

Alcuni link utili

Se cercate le motivazioni che mi hanno indotta ad aprire il blog giochi linguistici, eccovi il Manifesto

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