
Desiderosa di approfondire la conoscenza del noto autore austriaco Thomas Bernhard – incontrato per la prima volta tramite una delle sue opere della maturità, Il nipote di Wittgenstein – sono approdata ad uno dei suoi primi lavori. Perturbamento pubblicato nel 1967, oltre ad essere il secondo libro dell’autore, è il primo ad aver riscontrato consensi pressoché unanimi. Il lettore vi ritroverà temi che diventeranno una costante nell’opera dell’autore, quali il disprezzo per la campagna, la solitudine e le riflessioni sulla malattia, tanto quella del corpo quanto quella dello spirito.
L’andamento della narrazione in Perturbamento assume l’aspetto di un climax che partendo dai temi appena citati, raggiunge progressivamente il suo culmine nella perturbante figura del principe Saurau. Una figura letteraria che certo non lascia indifferenti.
Solo adesso capiva veramente quella donna, che mentre era in vita e accanto a lui egli aveva bensì amato, ma mai capito veramente. Un essere umano può sentirsi unito a un altro che ama soltanto quando quest’altro è morto, e davvero è entrato a fare parte di lui.
– Perturbamento
Trama
Il protagonista e narratore in prima persona di Perturbamento è uno studente di 21 anni che ritorna a casa, nella campagna austriaca, per il fine settimana. La sua situazione famigliare non è facile, sua madre è morta quando aveva 17 anni lasciando lui e una sorella più giovane, e molto più fragile, alla sola custodia del padre. Quest’ultimo è il medico condotto della zona, è spesso fuori per lavoro e, anche se vorrebbe, non riesce davvero a raggiungere i suoi figli.
Il giovane ha scritto una lettera a suo padre, in cui fa riferimento ai tesi rapporti familiari, come tentativo di offrire un aiuto a sua sorella che ha tentato il suicidio. La passeggiata chiarificatrice sfuma nel momento in cui un uomo arriva trafelato e richiede la presenza del dottore. L’uomo è un oste e sua moglie è stata ridotta in fin di vita in seguito ad una rissa, probabilmente fra ubriachi, nella stessa osteria della coppia. Il dottore decide di portare con sé il ragazzo e quando arrivano in ospedale con la donna, questa perisce in seguito alla sua ferita.
A questo punto della narrazione, con un omicidio e un assassino latitante si potrà pensare di essere giunti al punto cardine della storia. Eppure, vi siamo ben lontani. Il caso di omicidio, sorprendentemente, non è il momento centrale della narrazione. Esso è piuttosto il primo sintomo di quello che scopriremo essere un malessere generalizzato nell’aspra e desolata valle della Stiria.
Il lettore lo percepirà, tutto si svolge piuttosto nell’indifferenza generalizzata, in una natura fosca e ostile dominata dal cattivo odore e dalla violenza animalesca. Intanto il dottore deve continuare le sue visite a domicilio. Il giovane ragazzo registra l’evento ma non fa in tempo a somatizzarlo che si passa già al prossimo paziente. Le visite si succedono, dilatando la percezione temporale, e così i casi umani di pazienti che sembrano essere malati nell’anima oltre che nel corpo.
Da qui lo si capirà bene, il dottore non è lì solo per curare questi corpi, seppur straziati, ma dove può, cerca di portare conforto, soprattutto, con l’ascolto. Le conversazioni con i pazienti sono intense e logoranti, il figlio del dottore, che ne è testimone, non può fare a meno di tracciare un parallelo tra quei tragici destini abitati, per lo più, da gente abbrutita e violenta e l’ambiente rurale, terribilmente soffocante, privo di prospettive, che li circonda.
Quando la prima parte della narrazione termina, si ha l’impressione di aspettare ancora l’evento decisivo. È questo arriva in maniera del tutto inaspettata nella persona del principe Saurau.
Al principe è per altro dedicata la seconda parte del libro, che lo vede protagonista unico e incontrastato. Le 100 pagine di cui questa seconda parte si compone sono, infatti, un monologo, quasi privo di interruzioni, in cui il principe parla a raffiche di eventi che gli sono appena successi o di eventi lontani, dei suoi pensieri, delle sue opinioni, del suo disgusto per le istituzioni e non per ultimo del rapporto con il suo unico figlio maschio, che ha abbandonato quel posto per vivere in Inghilterra.
Seguire il filo dei suoi pensieri richiede da parte del lettore uno sforzo non indifferente. Quello che si è definito monologo sarebbe, infatti, meglio chiamarlo delirio. Il principe delira facendo anche riflessioni giuste, s’intente, ma pur sempre delirando. Il figlio del medico nota ad un certo punto la follia del principe, e questa si manifesta attraverso il linguaggio. Nel suo delirio linguistico, il principe salta da un argomento all’altro, si sofferma ossessivamente su dettagli privi di interesse, soprattutto, ripete e ripete come una litania. La prosa martellante di Bernhard, già riscontrata ne Il nipote di Wittgenstein, viene alla luce proprio in questa seconda parte e si rivela essere lo specchio capace di riflettere il malessere interiore del principe.
Se la conversazione padre figlio rimarrà preclusa al giovane narratore, sarà però in qualche modo il principe stesso a dire le parole che servono, tematizzando il suo di rapporto con il figlio. Ugualmente complesso, similmente insanabile.
Per quanto mi riguarda, infatti, io sono arrivato in verità al punto in cui l’idea che non esistano più confini è diventata certezza, sono arrivato allo stadio di permanente perturbamento della tarda età, all’isolamento sempre più filosofico, filosofistico dello spirito, stadio nel quale uno è continuamente conscio di tutto e il cervello in quanto tale, quindi, non esiste più.
– Perturbamento
Scheda del libro Perturbamento

Titolo: Perturbamento
Autore: Thomas Berhard
Casa editrice: Adelphi
Numero di pagine: 239
Traduzione di Eugenio Bernardi
Anno di pubblicazione: 1995



