Diavoli custodi di Erri De Luca e Alessandro Mendini

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Diavoli custodi di Erri De Luca

Trama Diavoli custodi– Nella semplicità dell’infanzia esisteva una separazione netta tra gli angeli custodi, come personificazione del Bene, e i mostri, come personificazione del Male. Arrivavano con il buio i mostri, figure indefinite ma terribili, alla base delle paure puerili, in quello stato di veglia che precede il sonno, lasciato senza la supervisione degli adulti. Al mattino erano già spariti e si pregava l’angelo custode prima di andare a dormire, perché li tenesse lontani, perché ci preservasse dal male. Il Bene da una parte, il Male dall’altra. Se solo fosse così facile. Diventare adulti è convivere con i propri mostri anche di giorno, vedere quelle certezze, quelle linee dissolversi, perdersi l’una nell’altra.

Diavoli custodi sembra venire fuori da questa fusione, come lo Yin e lo Yang. Anche la forma espressiva riprende quella anfibia, tesa tra immagine e scrittura. Ma immagine e scrittura non dialogano tra loro, in questo libro a due voci, i disegni di Alessandro Mendini restano le immagini dei suoi mostri interiori. La scrittura ci parla di altre storie, quelle dei mostri interiori di Erri De Luca. Se è vero che possiamo attingere solo a ciò che abbiamo a disposizione, Erri ce ne dà conferma.

I disegni innescano quello che è già da sempre lì, nelle esperienze che De Luca ha fatto, nelle lingue che ha imparato, nei luoghi che ha visitato. Per chi conosce quest’autore (vedi I pesci non chiudono gli occhi), sarà un ritorno di deriva in approdo, nei suoi porti sicuri; quelli metaforici, così come quelli reali: il porto di Napoli, patria di Erri, e quello di Split in Croatia, luogo di passaggio per raggiungere Sarajevo, durante la guerra che smembrò la Jugoslavia. Non rispondono alla logica del tempo lineare i suoi pensieri, prendono in causa piuttosto un tempo escatologico, un cerchio che si chiude. Mendini disegna la sua mano, De Luca pensa alla sua di mano, redentrice che asciuga le lacrime.

Diavoli custodi Trama e recensione

Il breve libro del profeta Giona/Ionà termina in modo strepitoso: con una domanda della divinità, lasciata da lui senza risposta. Riguarda la città di Ninive nella quale si trova una moltitudine di persone così disorientate da essere incapaci di distinguere la propria mano destra dalla sinistra. Alla prima lettura mi venne di guardarmi le mie. La mia mano sinistra sa quello che fa la destra. Lavorando a lungo con mazzo e scalpello, i colpi imprecisi della mano destra sono caduti sulla sinistra. Non per questo è innocente, è dimostrata la sua complicità in ogni azione operata dalla destra. […]

Il cemento, la calce le hanno morsicate, le carezze le hanno sorprese. La prima fu sotto una tavola apparecchiata. Una mano di ragazza cercò la mia scansando la tovaglia, il mio sangue si precipitò dentro la mano, per curiosità. Si spinse fino ai capillari per ricevere la prima carezza innamorata. Si chiusero gli occhi per sentire meglio. Era la prima volta della fortuna di essere scelto, la sua mano che chiedeva la mia era nuziale.

Ringrazio Alessandro Mendini per il disegno della sua sinistra, omaggio della destra alla sorella. Per una volta è lei a mettersi al servizio dell’altra, disporla in posa per raffigurarla. Dylan Thomas in una sua poesia scrisse che le mani non versano lacrime. Vero, però le possono asciugare.

Diavoli Custodi di Erri De Luca e Alessandro Mendini

In questo “cammino sottobraccio”, che propone Diavoli custodi, le due arti – quella visiva e quella della scrittura – non dialogano, non si intrecciano, restano, piuttosto, due nomadi che viaggiano in parallelo. Resta da chiedersi: cosa voleva esprimere l’artista? Forse l’arte visiva non ha bisogno dell’estensione delle parole, è malleabile e si presta alle interpretazioni sempre nuove del soggetto che la guarda. Ognuno rivedrà nei disegni i propri mostri. Quello che l’arte ha da offrire è già tutto lì nello spazio confinato della pagina.

Un duetto combinato per Diavoli custodi

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, Erri De Luca e Alessandro Mendini non sono amici di vecchia data; a dirla tutta, i due non si conoscevano nemmeno. La collaborazione per Diavoli Custodi è stata fortemente voluta dalla Feltrinelli, storico editore dello scrittore, che ne ha anche “combinato” il primo incontro. Pare che sia stato Erri De Luca a rompere il ghiaccio tra i due con una battuta che ne rispecchia la sua anima napoletana: “Tu sei architetto e io ho fatto il muratore”.

Era proprio un architetto, il milanese Alessandro Mendini, uno dei più riconosciuti e apprezzati nell’ambito del post modernismo, che rivoluzionò il design italiano negli anni ‘70. Quel “era” ci è dovuto, perché purtroppo Mendini è venuto a mancare nel 2019. Solo due anni prima, in vista del progetto Diavoli Custodi, aveva dato sfogo, con la sua matita, al suo genio creativo interiore, ispirandosi ai lavori di alcuni artisti primitivi del Rio delle Amazzoni con cui aveva collaborato in precedenza.

Si aggiungono a questa collaborazione i disegni di Pietro Farina, un bambino affetto da dislessia. I suoi disegni sono collocati nelle prime pagine, subito dopo la premessa. Sono rappresentati così come percepisce un bambino i suoi mostri: semplici, in bianco e nero, privi di quel senso di angoscia e spaesamento che assumono invece i disegni di chi combatte da adulto con i suoi demoni.

Diavoli Custodi Erri De LUca

Titolo: Diavoli custodi

Autori: Erri De Luca, Alessandro Mendini

Casa editrice: Feltrinelli

Anno di pubblicazione: 2017

Numero di Pagine: 89

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