Il barone rampante di Italo Calvino

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Il barone rampante Italo Calvino

I libri di Italo Calvino, almeno quelli appartenenti alla trilogia araldica, nascono semplicemente da un’immagine. È lo stesso Calvino a confessarlo e noi lo abbiamo già visto in precedenza: l’uomo tagliato in due è l’immagine che dà vita a Il visconte dimezzato, l’armatura con nulla al suo interno è la figura che crea Il cavaliere inesistente. Con Il barone rampante non poteva fare diversamente, perciò, piuttosto che eccederla, la conferma in pieno questa regola.

L’immagine che mette in moto le vicende de Il barone rampante è quella di un ragazzo su di un albero. Per altro un’immagine molto più realistica, meno fantasiosa, di quelle presentate negli altri due libri. Chi, tra quelli di noi che hanno avuto la fortuna di trascorrere l’infanzia tra la natura, non si è mai arrampicato su un albero? Ma Calvino non sarebbe Calvino se non si fosse fatto venire un’idea di come portare questa semplice e comune immagine agli estremi, tanto da farla cozzare con il favoloso mondo della letteratura di fantasia.

Perciò a dispetto di ogni ragionevole previsione e motivazione, questo ragazzo salito per protesta sugli alberi, non solo ci resterà per un certo tempo, ma addirittura non ne scenderà mai più. È così, che da un’immagine che suggerisce un gesto di protesta Italo Calvino creerà un intero universo vivo e pulsante, che va al di là della ribellione, eccede l’essere solitario, travalica i limiti stessi dell’essere umano e si può spiegare, forse, solo con il gesto artistico del suo demiurgo, il creatore di una grandiosa finzione.  

Trama e riassunto de Il barone rampante

La trama de Il barone rampante potrebbe riassumersi in quell’immagine iniziale del ragazzino sull’albero, se non fosse che Calvino ne tira fuori vicende su vicende, che fanno della vita del ragazzo un’esistenza tutt’altro che noiosa. E della trama del libro una fitta boscaglia, reale e metaforica, in cui, tra incontri e accadimenti storici, è facile perdersi. Ma procediamo con ordine.

Intanto, il protagonista de Il barone rampante è Cosimo Piovasco di Rondò. All’inizio della storia ha dodici anni ed è il rampollo della nobile famiglia di Ombrosa, di cui fanno parte anche un fratello più piccolo di nome Biagio – è proprio quest’ultimo il narratore della storia – e una sorella maggiore di nome Battista, destinata in un primo momento a diventare monaca, che si diverte a perseguitare gli animali e a servirli poi, tra la riluttanza dei fratelli, in complicate pietanze alla sua famiglia.

Durante uno di questi pasti, odiati dai ragazzi tanto per la stretta etichetta quanto per il disgusto verso i pasti preparati da Battista, Cosimo si rifiuta di mangiare le lumache e si rifugia su un albero del giardino, dando vita con questo gesto ad un cambiamento radicale nella sua vita.

Cosimo è un bravo arrampicatore e, sfruttando la fitta vegetazione, si muove passando di albero in albero. E così che giunge alla villa dei vicini dove fa la conoscenza della marchesina Viola, una ragazzina altezzosa e sagace di cui Cosimo non fa fatica ad innamorarsi. Forse anche per impressionare Viola, matura in Cosimo la decisione di non mettere mai più piede sulla terra. Così Cosimo farà degli alberi il suo nuovo habitat, trasformandolo quanto più in una civiltà parallela grazie a soluzioni ingegnose per ripararsi dal freddo, procacciarsi il cibo e occuparsi della sua igiene personale.  

Ma la vita di Cosimo non si limita ad una replica del quotidiano, né alla solitudine di un ritiro spirituale, al contrario riesce a vivere, sempre stando sugli alberi, avventure straordinarie che lo porteranno a conoscere personaggi come il bandito Gian de Brughi, con cui condivide l’amore per la lettura, un gruppo di carbonari che vivono nei boschi, ma anche personaggi più altolocati come dei nobili spagnoli esuli che per un certo periodo di tempo sono costretti a vivere sugli alberi. Ma certo l’incontro più prestigioso sarà quello con Napoleone Bonaparte in persona, perché il tempo scorre sulla terra, come sugli alberi e Cosimo non sarà esente dai riverberi di tutti quegli eventi che messi insieme fanno la Storia.

Anche la stagione dell’amore lo raggiunge da lassù. Il lettore lo intuirà già chi sarà l’unico vero amore della sua vita: Viola, che rimasta vedova ritorna a Ombrosa, quasi, con la consapevolezza di ritrovare Cosimo ancora sugli alberi, come da bambini.

Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così.

– Il barone rampante

Come se non fosse bastato raccontare tutta una vita, una vita straordinaria di un uomo controcorrente ma sempre fedele a se stesso, Calvino riserva un tocco di genio alla sua morte. Fedele, ancora una volta, a quel suo intento di non mettere più piede per terra, nel momento in cui la morte si avvicina Cosimo, ormai vecchio e debole, si aggrappa ad una mongolfiera di passaggio e scompare con essa dalla vista. Un’uscita di scena teatrale che rende la volontà di Cosimo perfetta, la sua parola, verbo.  

Una breve analisi sul significato

Il barone rampante, pubblicato nel 1957, è il secondo libro, e anche il più lungo, della trilogia.

Sia dal punto di vista stilistico, che nell’uso del fantastico, Il barone rampante è, tra i libri della trilogia, quello che meno si accomuna agli altri. La briosità e leggerezza presenti tanto ne Il visconte dimezzato quanto ne Il cavaliere inesistente cedono il passo ad un andamento favoleggiante nella prima parte, ma si fa sempre più riflettuto, lento e nostalgico nella seconda. A differenza degli altri due, che si svolgono in un arco temporale relativamente breve, Il barone rampante si estende temporalmente in una lunghezza che corrisponde a quella di una vita. Quella di Cosimo, per l’appunto.

Ma che cosa si può dire di questa vita? Quali speculazioni si addicono alla figura del barone rampante?

Si potrebbe pensare a Cosimo come il prototipo dell’outsider, ed in parte lo è tagliato fuori dal mondo che conosceva prima, anche se mai del tutto. Sorprendentemente, Cosimo riesce a trovare sugli alberi una nuova forma di vita che si svolge parallela agli abitanti della terra, ma che ad essa si interseca continuamente.

Però, lo stesso, dell’outsider Cosimo riesce a conservare la capacità più importante, quella di vedere al di là delle cose: “come se il suo occhio abbracciasse un orizzonte così largo da comprendere tutto”.

Infine, volendo trovare un senso ultimo, in questo perseverare nella sua decisione, mi sembra di vedere una forma di resistenza, placida e costante, come quell’ostinato “preferirei di no” che Melville affida al suo Bartleby lo scrivano.

Scheda del libro Il barone rampante

Il barone rampante riassunto e trama

Titolo: Il barone rampante

Autore: Italo Calvino

Casa editrice: Oscar Mondadori

Anno di pubblicazione: 1957

Numero di pagine: 253

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