
Avvincente, sentimentale, arguto, totalizzante… tanto può essere detto su Il conte di Montecristo, e tante emozioni e insegnamenti vi ritroverete, perché tutto questo e moltissimo altro è questo insuperabile capolavoro della letteratura francese dell’Ottocento. Un’esperienza letteraria intensa che dai tempi della sua pubblicazione – comparve a puntate tra il 1844 e il 1846 sul Journal des débats – ai nostri giorni non ha mai smesso di tenere incollati i lettori alle sue più di 1200 pagine.
Così come non ha smesso di tenere gli spettatori incollati agli schermi, considerati i moltissimi adattamenti cinematografici, dal primo cortometraggio muto statunitense del 1908 al primo sceneggiato italiano del 1966 diretto da Edmo Fenoglio con Andrea Giordana, per arrivare alle fiction franco-italiane dei nostri giorni.
E pensare che tutto ebbe inizio da un fatto di cronaca realmente accaduto che vide vittima del sistema giudiziario un cittadino francese di nome François Picaud. Un’amara verità, quindi, che l’implacabile penna di Alexandre Dumas, in collaborazione con lo scrittore Auguste Maquet, trasformarono in una leggenda.
Indice dei paragrafi
Recensione de Il conte di Montecristo
Riassunto breve – Chi è Edmond Dantès?
Se dovessi riassumere in poche frasi il monumentale romanzo Il conte di Montecristo– impresa non certo semplice – mi affiderei alla limitatezza di queste parole, che eppure mi sembrano cogliere l’essenza della trama.
Il conte di Montecristo è la storia di un giovane marinaio di Marsiglia, Edmond Dantès, che all’inizio della storia, nel 1815, ha 19 anni e si accinge a vivere i suoi modesti sogni di felicità. Senonché gli viene tesa una trappola che lo porterà a trascorrere 14 anni ingiustamente imprigionato nel castello d’If. Qui, farà la conoscenza dell’abbate Faria grazie al quale non solo riuscirà ad evadere, ma acquisirà, anche le ricchezze e le conoscenze necessarie ad assumere l’identità del potente e misterioso conte di Montecristo. Un giustiziere favolosamente generoso con coloro che lo aiutarono e meticolosamente calcolatore nel tramare i suoi piani di vendetta nei confronti di quelli che gli rovinarono la vita.
E se dovessi essere ancora più concisa direi semplicemente che Il conte di Montecristo è la storia di una vendetta.
Trama de Il conte di Montecristo
La felicità
Quando la storia de Il conte di Montecristo inizia, il suo protagonista, Edmond Dantès, si trova in una fase dell’esistenza che non si faticherebbe a descrivere come l’apice, non solo della sua ma più propriamente, di ogni possibile vita umana. Edmond Dantès ha il vigore e l’entusiasmo dei suoi 19 anni, sta per realizzare il sogno di unirsi in matrimonio con la sua innamorata, la bella catalana, Mercédès, e il suo benevolo datore di lavoro, l’armatore Morrel, vuole promuoverlo a capitano della nave mercantile il Pharaon; cosa che permetterà al giovane, tra l’altro, di sostenere economicamente l’amatissimo padre. Salute, forza fisica, amore, sicurezza economica e orgoglio sono al suo fianco.
Il buon vento che soffia sul porto di una Marsiglia di inizio Ottocento sembra filtrare attraverso le prime pagine del romanzo e trasportare con sé una promessa di felicità così a portata di mano per il buon ragazzo, che costui, quasi, se la sente già in tasca.
Si vorrebbe quasi che il romanzo terminasse ancor prima di iniziare, in questo stato idilliaco e benevolo, per assicurare la buona fortuna al giovane Edmond. Ma il romanzo chiede di attuarsi, così il lettore ben consapevole continua a macinare pagine e con esse a veder evaporarsi i sogni di Edmond Dantès. Il nostro eroe è appena all’inizio della sua vita e questa, si sa, gioca spesso brutti tiri, nella realtà ancor di più che nella finzione.
Gli antagonisti
Succede, infatti, che la riuscita sociale, il compimento di un amore, la felicità, che dovrebbero generare sentimenti di paga fratellanza umana quali il rallegrarsi per l’altro, suscitino invece negli uomini sentimenti ostili di gelosie, invidie e volontà di prevaricazione. E qui entrano in scena gli antagonisti di Edmond: Fernand Mondego che è geloso della sua fidanzata perché, pur essendo il cugino di Mercédès, ne è innamorato, e Danglars, il contabile sulla nave Pharaon, che gli invidia la promozione, visto che anche lui aspirava alla nomina di capitano.
A questi brutti ceffi si aggiungerà successivamente un altro antagonista, il sostituto procuratore del re Gérard de Villefort, forse il più amaro tra i personaggi, considerato che costui non ha proprio niente contro Edmond, ma è disposto a sacrificarlo senza esitare per il solo interesse personale.
Ma in che modo queste perverse anime vanno a dirottare la felicità di Dantès?
Il complotto
Il giorno prima del fidanzamento tra Dantès e Mercédès, si ritrovano ad un tavolo di un’osteria tre personaggi: Danglars, Mondengo e Caderousse, un vicino del padre di Dantès. Buttandola sullo scherzo, Danglars redige una lettera nella quale accusa il povero Edmond di far parte di un complotto bonapartista. Alle rimostranze di Caderoussse, Danglars getta la lettera in un angolo, ma questa viene prontamente raccolta e inviata da Mondengo.
L’indomani, durante il pranzo di fidanzamento, Edmond viene prelevato dai gendarmi e condotto al cospetto del sostituto procuratore del re, de Villefort. Quest’ultimo comprende subito che Edmond è innocente e si è tentato solo di incastrarlo, ma quando si rende conto che in una lettera – che il capitano del Pharaon ha affidato in punto di morte a Edmond con il compito di consegnarla ad un certo Noirtier di Parigi – in cui si annuncia la volontà di Bonaparte di tentare un ritorno, viene nominato suo padre, il bonapartista conte di Noirtier, temendo di perdere la sua posizione, decide di sacrificare il povero Edmond facendolo rinchiudere nella prigione del Castello d’If.
Ecco che l’imbroglio, che si sarebbe potuto risolvere in men che non si dica, diventa una trappola, pressoché mortale, in cui Edmond Dantès resterà impigliato per 14 lunghissimi anni.
La prigionia nel castello d’If
Il giovane innocente viene dunque condotto nel castello d’If, una prigione circondata dal mare, totalmente ignaro tanto del motivo quanto della sua sorte futura. Gli anni passano nell’isolamento e nella desolazione più totale, finché un giorno riesce ad entrare in contatto con un altro prigioniero, l’abate Faria, un uomo dalla straordinaria cultura e strabiliante ingegnosità. Sarà proprio l’abate, che diventa un mentore e, ancor di più, un secondo padre per Edmond, la via della salvezza per il giovane.
Oltre a trasmettergli conoscenze linguistiche e scientifiche, l’anziano abate lo aiuta a veder chiaro dietro le motivazioni della sua incarcerazione e, soprattutto, gli rivela un preziosissimo segreto: un tesoro dal valore pressoché inestimabile è nascosto nella rocciosa isoletta di Montecristo, Edmond è libero di impossessarsene, se dovesse un giorno riuscire ad evadere. E questo giorno arriva per davvero, dopo 14 anni di prigionia, quando Edmond coglie la triste occasione della morte dell’abate Faria per nascondersi nel sudario di quest’ultimo. Gettato in mare aperto dalle guardie, Edmond, che da buon marinaio è un ottimo nuotatore, riesce a salvarsi grazie ad una nave di passaggio che arriva in suo soccorso.

La rinascita
A questo punto, essendosi riappropriato della perduta libertà, Edmond lavora per un po’, sotto falso nome, come marinaio. Ma questa non è che una fase provvisoria. I suoi primi obiettivi sono appropriarsi del tesoro nascosto sull’isoletta di Montecristo e ritornare a Marsiglia per ritrovare le persone che ama.
Stabilito il primo obiettivo, che lo porta ad avere un’immensa ricchezza economica, Edmond ritorna a Marsiglia e rintraccia Caderousse. Presentatosi a quest’ultimo sotto la falsa identità dell’abate Busoni, si fa raccontare le sorti delle persone amate e scopre, tristemente, che il suo povero padre è morto, poco tempo dopo il suo arresto, di dolore e fame. Mercédès, d’altro canto, ha sposato Fernand e i due hanno lasciato insieme Marsiglia, trovando altrove una discreta fortuna economica.
Ma Edmond non riceve solo le tristi notizie sulle persone che ha perso. Caderousse gli racconta, infatti, anche della trappola che era stata tesa ad Edmond da Danglars e Fernand. Edmond, avendo ricevuto la conferma che le sue supposizioni erano corrette, inizia a ideare i suoi sofisticati piani di vendetta. Ma prima della vendetta, arriva la ricompensa per quelli che gli rimasero fedeli. Così Edmond nei panni dell’abate regala un diamante a Caderousse e, soprattutto, risolleva le ormai decadute sorti economiche dell’armatore Morell, l’unico ad aver tentato di salvare lui e il padre.
La vendetta
Si dice che la vendetta sia un piatto che va servito freddo e leggendo Il conte di Montecristo ci si renderà conto che mai frase fu più calzante. Anzi, si può dire che questa acquisti un nuovo significato in rapporto ai piani del conte.
Dal momento in cui Edmond Dantès ha la certezza che i suoi anni di sofferenze e la morte di suo padre sono stati la conseguenza di un atto maligno e gratuito nei suoi confronti, il suo unico pensiero diventa la vendetta. Il lettore lo percepirà, la suspence è tutta tesa al momento della resa dei conti, ma questa tarda ad arrivare. Tanto che dove aver lasciato Marsiglia e la famiglia dell’armatore con la loro ritrovata felicità, il lettore si ritroverà, con un balzo temporale di 10 anni, in Italia.
A questo punto della narrazione, si percepisce un certo cambiamento di rotta. Se fino ad allora il focus de Il conte di Montecristo era stato esclusivamente Edmond Dantès, se si fa eccezione per brevi incursioni su altri personaggi, ora Dumas si concede lunghe escursioni su nuovi personaggi che sembrano, solo apparentemente, slegati dalla storia. In particolar modo due giovani, facoltosi francesi che soggiornano a Roma durante il periodo del carnevale in cerca di amori e divertimento.
Ma il divagare, come si è detto, è solo apparente. Uno dei giovani, Albert de Morcerf, si scoprirà essere niente di meno che il figlio dell’ex fidanzata di Edmond, Mercédès e del suo nemico Ferdinand. Edmond Dantès, avendo perso la sua ingenuità ed essendo divenuto il ricco e potente conte di Montecristo, fa la sua maestosa entrata in scena stringendo amicizia con Albert con l’obiettivo di riavvicinarsi a Mercédès e Fernand.
La resa dei conti a Parigi
La narrazione dall’Italia si sposta a Parigi. L’atto finale è ancora ben lontano, ma qui iniziano a tirarsi le somme di quegli eventi che il conte di Montecristo, da buon burattinaio, ha predisposto muovendo le fila di quelle vite che già da anni stava sorvegliando.
I personaggi che il lettore aveva lasciato a Marsiglia, si ritrovano ora tutti nella capitale francese. Oltre alla già accennata famiglia di Morcerf, nuovo nome acquisito da Fernand Montego, il lettore ritroverà gli altri antagonisti di Edmond: Danglars, che è diventato un ricco banchiere grazie anche ad un matrimonio di convenienza, e Gérard de Villefort promosso, ora, a procuratore del re.
Il conte di Montecristo, forte della copertura che la sua nuova identità gli offre, inizia a frequentare i suoi nemici di un tempo. Mercédès è la sola a riconoscerlo, ma non ne fa parola con nessuno. L’obiettivo del conte è chiaramente quello di insinuarsi nella vita familiare dei suoi nemici per poterle poi dirottare.
Dopo lunghissimi capitoli in cui Dumas si dilunga nella descrizione delle, di loro, delicatissime dinamiche familiari e negli intrighi che in esse serpeggiano, il focus si sposta, principalmente, sul romantico amore di due giovani: la dolce Valentine – che è figlia di Villefort e della sua prima, defunta moglie – e Maxime Morell, figlio dell’armatore che un tempo fu datore di lavoro e amico di Edmond Dantès.
Mentre la temibile vendetta del conte si abbatterà su Danglars, Montego (ora Morcerf) e Villefort, distruggendone anche le famiglie, il dolore di Maxime, così totalizzante e simile a quello che lo stesso Edmond dovette sperimentare, sarà la sola ragione, per il conte, di riscattare quel suo potere divenuto ormai distruttivo con qualcosa di positivo: la salvezza di un amore.
Scheda del libro Il conte di Montecristo

Titolo: Il conte di Montecristo
Autore: Alexandre Dumas
Casa Editrice: Universale economica Feltrinelli
Anno di pubblicazione dell’edizione letta: 2014
Anno pubblicazione prima edizione: 1846
Numero di pagine: 1200
Versione originale: Le Comte de Monte-Cristo
Traduzione di Gaia Panfili
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