
Trama – Tra l’autobiografico e il romanzato, ma forse sarebbe meglio dire il mitizzato, Emanuele Trevi ricostruisce ne La casa del Mago la memoria del padre. Volendo rispondere a una domanda che nasce dalla rassegnata accettazione della madre “Lo sai com’è fatto”, Trevi vuole capire, appunto, come era fatto il suo riservato e enigmatico padre.
Mario Trevi, il mago, fu un noto e stimato psicanalista junghiano, un curatore di anime ferite. Di lui non ci restano opere scritte di una qualche importanza, la sua “magia” era tutta racchiusa nella pratica che si svolgeva dietro le 4 mura del suo studio. È proprio lo studio, in un certo senso, il protagonista di questo libro. La casa del mago è l’eredità di cui Trevi non riesce a liberarsi e accoglie, perciò, come sua nuova abitazione.
Tra le pareti della nuova dimora, dove la presenza del padre è più viva che mai, l’autore dovrà trovare il modo di ambientarsi e di farsi accettare dalla casa stessa, come suo nuovo proprietario. I primi mesi trascorreranno, come trasportati dall’inerzia, tra personaggi surreali, o inverosimili, che gli squattano casa e riescono a esercitare su di lui un’inspiegabile influenza, come le due donne peruviane: la “Degenerata”, ovvero la donna delle pulizie, che però tutto fa fuorché pulire; e Paradisa, un’amica della Degenerata, che non disdegna di ricevere soldi dai suoi amanti. Con quest’ultima, una donna di semplici vedute che ammira la virilità del duce, il protagonista intraprenderà una sorta di relazione, basata più che altro su una morbida consuetudine e sulla sua passività.
La Degenerata e Paradisa, insieme a una misteriosa “visitatrice”, che sembra intrufolarsi in casa di notte lasciando dietro piccoli segnali, lo accompagneranno in questo processo iniziatico.
Il mistero rimarrà irrisolto, Trevi non si avvicinerà davvero alla conoscenza di suo padre, ma c’è una forma di accettazione che sembra completare il suo percorso. L’accettazione che alcune cose, come l’amore, la simpatia, l’influenza che gli altri esercitano su di noi, possono essere spiegate solo abbandonando il registro del reale, e entrando nel mondo del simbolico.
Rapporto padre-figlio
La prima parte de La casa del Mago, che a mio parere è anche la più bella, si sofferma sui ricordi del loro rapporto padre-figlio, della sua venerazione per il padre e racconta anche in maniera molto umoristica della sua goffaggine, probabilmente derivata dalla paura di sbagliare, che manda a monte due viaggi padre-figlio alla Biennale di Venezia.
A un certo punto gli confidai il mio imbarazzo per il fatto di aver rovinato entrambi i viaggi a Venezia che avevamo fatto nella vita. Finalmente sorrise, forse perché casualmente gli avevo ricordato un ricordo felice, nonostante tutto: i piccioni, il sollievo di ritrovarmi in albergo dopo lo spavento, il cavallino di vetro.
E uscì dal suo mutismo per dirmi una cosa che non ho mai dimenticato. Solo ciò che accade due volte possiede un significato magico e arcano – così cominciò. Un evento che si verifica una sola volta è un caso; più di due volte è un’abitudine, un fatto comprovato, dipende da leggi stabilite. Tutto ciò che nella sua vita era tornato nell’orizzonte degli eventi come il gemello di un fatto precedente era dotato ai suoi occhi, aggiunse, di un grado di realtà che poteva definire pieno, almeno nei limiti assegnati ai mortali nella loro esperienza delle cose.
La casa del mago di Emanuele Trevi
I due intraprenderanno, poi, ancora un altro viaggio insieme – quando Mario Trevi si avvicina ormai ai suoi ultimi giorni – molto più intimo e personale perché va a ritroso nella giovinezza del padre dell’autore.
Gli oggetti simbolici ne La Casa del mago
Ne La casa del mago il reale, che è la quotidianità del protagonista, si intreccia con il piano del simbolico, che si manifesta soprattutto tramite gli oggetti appartenuti al padre: i quaderni-diario, i disegni mistici, i sassi pazientemente levigati, la coperta con il foro, la lanterna e su tutti la scrivania. Tutti questi oggetti simbolici, che contribuiscono a creare l’effetto di una casa museo, sebbene non possano restituire al protagonista il profilo completo del padre, sembrano aggiungere un tassello nella ricostruzione della sua identità. Raccontano un pezzo di vita, e dei rituali ai confini con il magico di quest’uomo garbato, pacato e riservato, che viveva molto più chiuso nel suo guscio, la sua “arrière-boutique”, che nella socialità.
Le categorie junghiane
C’è un altro oggetto appartenuto al padre che riesce a rendere ancora quasi possibile il dialogo tra i due. Si tratta del libro di Jung, Simboli della Trasformazione, pedissequamente riempito con annotazioni sui lati dallo psicanalista.
Mi era bastato sfogliare una volta il libro perché la sua influenza iniziasse a esercitarsi immediatamente su di me, come se per tanto tempo mi avesse aspettato nel buio del cassetto della grande scrivania, sicuro che prima o poi lo avrei trovato.
La casa del mago di Emanuele Trevi
Il protagonista inizia a leggerlo e trova nel caso di Miss Miller, la quale viene analizzata “a distanza” da Jung, una forte somiglianza con il suo farsi suggestionare. È nelle categorie junghiane di reale e simbolico che si mescola la narrazione. Mentre la vita nella nuova casa scorre priva di grandi eventi, piuttosto solitaria e con pochi contatti con l’esterno, il suo mondo interiore è sopraffatto dagli eventi, simbolici o immaginari che siano, che sembrano sfuggire alla razionalità. Questi eventi si pongono, piuttosto, come un resto, irriducibile al reale. Sospesi. E così resteranno nel libro.
Sebbene nel finale in qualche modo “sospeso” non si possa trovare riscontro, come ci si aspettava, di un chiudersi del cerchio, che eppure sembrava un leitmotiv del romanzo, La casa del mago resta un libro dalla prosa impeccabile, suggestiva e umoristica. Resta, allo stesso tempo, il ritratto di un uomo che fu un grande mago ma anche un padre.
Emanuele Trevi si è classificato terzo con La casa del mago al Premio Campiello 2024, aggiudicandosi 66 voti su 297 (3 persone si sono astenute dalla votazione).

Titolo: La casa del mago
Autore: Emanuele Trevi
Casa editrice: Ponte alle Grazie, Milano
Anno di pubblicazione: 2023
Numero di pagine: 256