
La città era bianca, adagiata sulle colline gialle d’estate, come un pigro animale sonnolento che non reagisce alle sollecitazioni, stordito a causa dello stesso sole che ha cercato a terra, in un riquadro di terra, per stendercisi sopra e dimenticare il mondo.
– La città del sole
È la città protagonista del nuovo romanzo di Salvatore Enrico Anselmi. Una cittadella sperduta tra le colline di una qualche terra dell’Italia meridionale, in un tempo passato, anch’esso imprecisato. Se non ci è dato conoscere l’anno in cui si svolge la girandola di eventi – un vero e proprio catalizzatore d’attenzione per il lettore –, un generico periodo storico è, però, ben riconoscibile. Fanno da bussola i riferimenti ai pensatori Campanella, Bruno e Galileo; padri del libero pensiero che sfidarono i dogmi imperanti, nonostante l’inquisizione, guidati da un unico imperativo morale: ricercare la verità.
Siamo nel periodo barocco, un tardo barocco: l’epoca dello sfarzo, delle committenze artistiche, della lingua francese parlata dai nobili – coquetterie per elevarsi al di sopra della gente comune – e, soprattutto, delle ingiustizie sociali. Mentre i pochi nobili e l’alto clero fanno man bassa di denari, privilegi e vizi, la maggior parte della popolazione vive in estrema povertà. Tanto che fame, lerciume e violenza sono all’ordine del giorno per gli abitanti della città bianca.
L’unico sollievo lasciato al popolo sembra potersi trovare, nelle innumerevoli chiese sparse per la città. Un sollievo silenzioso per lo spirito, allietato dal suono delle campane e da quello, più armonioso, del monumentale organo di Nostra Signora, soprannominato popolarmente Iddu.
Qualche flebile speranza per il popolo viene dai frati dell’ordine domenicano che predicano un cambiamento dell’assetto del sistema. Ma per sperare in un rivolgimento, deve prima arrivare lo scossone, quello che riesce, con la sua forza, a eradicare il marciume dalle sue stesse fondamenta.
Ed è così che lo scossone arriva sulla città bianca e la sorprende macchiandola di sangue. Il primo inaspettato colpo mortale inferto a Padre Tarcisio, il prete di San Lorenzo, fa capire agli abitanti che nessuno è più al sicuro e niente più è sacro, nemmeno tra le mura dei luoghi di culto. Anzi, sono proprio questi ultimi il bersaglio del misterioso omicida. In rapida successione avvengono altri crimini, vittime saranno una suora e un frate. L’assassino non si limita a uccidere, anzi sembra proprio che le morti siano un effetto collaterale; il fine pare risiedere altrove, nella ricerca di qualcosa.
Con la città in allerta, rinchiusa in uno stato d’eccezione che rende tutto possibile, viene chiamato ad indagare sui delitti Don Argante Palomara, un sacerdote scomunicato, ex inquisitore, divenuto nobile per aver sposato la ricca nobildonna Fiorenza. Palomara si rivelerà essere una figura ambigua, così come ambiguo è il giovane Lisandro, un altro grande protagonista del libro.
Palomara e Lisandro, cacciatore e preda, privilegiato e indigente, si braccano e si sfuggono nel gioco della vita, arrivando a confondere i propri ruoli. Perché nulla è come sembra e chi è facile a dare giudizi, rimarrà ingannato in questo avvincente giallo storico.
L’indagine, oltre all’obiettivo di risolvere il mistero dietro i tre omicidi, si rivelerà un’occasione per scavare nel cuore della società della città bianca. Nelle sue pene, nei suoi vizi e nelle sue debolezze. Si rivela perciò un’indagine sull’umano.
L’autore, nella funzione di narratore e commentatore, non arretra, non lascia i fatti raccontarsi da soli, ma si mescola con il popolo, si commuove con esso, ne anticipa i fatti ei misfatti, la sorte amara e benigna. Lo sguardo benevolo e critico allo stesso tempo, il narratore si lancia in appassionate lezioni pedagogiche e in sagaci note critiche. Sono soprattutto queste ultime, venate di ironia, a far sorridere in alcuni passaggi in cui si prende gioco dei viziosi, siano essi nobili, chierici o, in poche occasioni, poveri cristi.
Il mondo della città del sole, infatti, non sembra dividersi di netto in poveri buoni e ricchi cattivi; entrambi possono essere soggetti alla cupidigia. C’è del bene e del male tanto nell’uno quanto nell’altro. Le sfumature smussano i contorni e lasciano intravedere sullo sfondo l’Immagine plastica di una cittadella avvolta dal suo enigma.
Salvatore Enrico Anselmi, oltre che un affermato scrittore, è storico dell’arte e docente. Il suo La città del sole è fra i candidati del Premio Campiello 2025.
Leggi l’intervista all’autore.
Scheda del libro La città del sole

Autore: Salvatore Enrico Anselmi
Titolo: La città del sole
Casa editrice: Effigi
Anno di pubblicazione: 2025
Numero di pagine: 268
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Ringrazio sentitamente la redazione di Giochi Linguistici per l’accurata recensione al mio libro. Uno strumento funzionale per la decodifica dei temi nodali del romanzo.