L’età dell’innocenza di Edith Wharton

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L’età dell’innocenza di Edith Wharton

Vorrei introdurre il libro di oggi con un parallelo estratto dal vastissimo, pressoché infinito, universo letterario, e per farlo bisogna scomodare una nostra recente lettura. Potremmo, infatti, dire che Il grande Gatsby di F. Scott Fitzgerald sta all’epoca del jazz, come L’età dell’innocenza di Edith Wharton sta alla Gilded age. Ma da cosa è sostenuta questa equazione?

Il comune denominatore tra i due è facilmente individuabile nella trama che vede il protagonista maschile spendere o meglio, sprecare, la vita dietro un sogno di un amore idealizzato, e forse proprio per questo, impossibile.

Ma certo il parallelo non si limita a ciò. Il punto di contatto più significativo si trova, infatti, già nel contesto e più precisamente in lei. Non una lei impersonata da un personaggio in carne e ossa, ma piuttosto in un luogo, New York: una città in cambiamento.

Trama – Newland Archer è un giovane appartenente ad una delle poche ed esclusive famiglie della buona società newyorkese di fine Ottocento. La sua posizione gli consente di trascorre le sue giornate nell’ozio, tra il trastullo della frequentazione di club e teatri e la lettura, se si fa eccezione per l’attività professionale che svolge, non certo per necessità, come avvocato. Tramite l’imminente matrimonio con la bella May Welland, un esempio perfetto di “ragazza perbene”, Newland sta per unirsi ad un’altra importante famiglia di New York: i Welland-Mingott.

Al clan della futura famiglia acquisita di Newland si aggiunge una cugina arrivata dall’Europa in fuga da un matrimonio infelice. Ellen Olenska, questo il nome della cugina di May Welland, si rivela essere un’anticonformista trentenne, poco incline alle rigide regole dell’alta società, ma molto consapevole di sé e del fascino che esercita sugli uomini. Perciò in tutto e per tutto dissonante dalla figura della donna perbene che la buona società propina.

Con l’intervento di Newland, che intercede per lei attraverso la sua rispettata famiglia, Ellen riesce in un primo momento ad essere accettata nell’élite newyorkese, deve, però, rinunciare all’idea di divorziare dal marito per evitare lo scandalo.

Se agli occhi della buona società Ellen è uno scandalo in sé per il suo andare contro l’etichetta – dagli abiti che indossa, al quartiere bohemien in cui vive, fino alle persone che frequenta – a quelli di Newland va esercitando un fascino e un peso sempre maggiore.

Newland si trova così diviso tra May ed Ellen, tra il dovere di aderire quietamente alle aspettative della società a cui appartiene e l’ebrezza di trasgredirvi seguendo la strada dell’attrazione. Per cercare di sfuggire alla tentazione che Ellen esercita su di lui, convince May ad anticipare la data delle nozze. Il matrimonio avviene, ma invece di sancire l’inizio di una nuova romantica e felice vita di coppia, si rivela una soffocante trappola per Newland, che non ha dimenticato Ellen.

Quest’ultima, intanto si è trasferita da New York a Washington, senza riuscire però a sbarazzarsi dall’etichetta di scandalo che anzi gli si è appiccicata addosso ancor di più, allorché, in opposizione alle pressioni della famiglia, rifiuta di ritornare con suo marito. Un rinnovato incontro tra Ellen e Newland confermerà ai due che nessuna lontananza sarà mai in grado di cancellare il sentimento che l’uno nutre per l’altro. Sarà però il senso del dovere e l’obbligo famigliare a mettersi tra i due, conferendo al loro amore l’aura di impossibilità, che proprio per questo, lo renderà eterno.

Società newyorkese ed emancipazione femminile

Era il vecchio sistema newyorchese di togliere la vita senza spargimento di sangue: il sistema della gente che teme lo scandalo più della malattia

– L’età dell’innocenza

Edith Wharton nacque nel 1862 proprio a New York, con L’età dell’innocenza mette sotto il microscopio la stessa società a cui appartenne: l’alta borghesia newyorkese, con i suoi rituali, le sue leggi e paletti. Ne viene fuori il ritratto di una comunità ristretta e artificiosa arroccata nei suoi privilegi, nella sua distinzione e soprattutto ingabbiata nelle sue tradizioni. L’essere perbene, così come ci racconterà anche Simone de Beauvoir, è la sola via pre-tracciata che la donna possa seguire. Ogni deviazione dal suo cammino, strettamente monitorato dall’occhio attento della tradizione, viene tacciato come stravagante, nel migliore dei casi, o come scandaloso, nella maggior parte di essi.

Edith Wharton che, un po’ come la sua protagonista Ellen, forgiò il suo cammino di consapevolezza ed emancipazione al di fuori della società in cui nacque, pubblicò L’età dell’innocenza nel 1920, quando ormai era ben lontana dalla New York della sua giovinezza. Dalla lontananza temporale e fisica, nella Parigi eletta a sua nuova patria, Edith guadagna uno sguardo più ampio e consapevole sulla società che si è lasciata alle spalle e che ormai appartiene al passato tout court.

Lo sguardo di Edith Wharton è, però, privo della nostalgia che avvolge Il grande Gatsby. La gilded age viene da lei fotografata priva delle sue luccicanti apparenze, quando ormai si trova al suo tramonto e fa, riluttantemente, spazio alla nuova società alla moda. Questa lucidità nel tracciare il passaggio dalla vecchia alla nuova società gli riconobbe anche la commissione del Pulitzer che nel 1921 le assegnò il premio, consacrandola come prima donna ad esserne insignita.

Scheda del libro L’età dell’innocenza di Edith Wharton

L'età dell'innocenza trama e riassunto


Titolo:
 L’età dell’innocenza

Autore: Edith Wharton

Casa Editrice: Universale economica Feltrinelli

Anno di pubblicazione dell’edizione letta: 2017

Anno pubblicazione prima edizione: 1920

Numero di pagine: 378

Versione originale:Tthe age of innocence

Traduzione dall’inglese di Sara Antonelli

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