
Quella sera di luglio del 1943, quando questa storia accuminciò, Paolino aveva sette anni e quattro mesi, che a pensarci bene nun sù accussì picca per afferrare certe cose del mondo, come quelle che sarebbero accadute.
– Pelleossa
È in cerca di risposte Paolino. Ha sette anni, un carattere sensibile e un continuo impulso a vagare in solitaria per le campagne che circondano la sua abitazione, La casa verde. Nel suo vagare si sente estraneo, si riconosce diverso dagli altri componenti della sua famiglia, diverso dai suoi coetanei – il gruppo della Cava, buono solo a tiranneggiare – .
Eppure un posto nel mondo ci vuole, un punto fisso a cui ritornare quando il cuore e la mente sono in subbuglio. Un punto fermo, una certezza non farebbe male nemmeno all’isola stessa, vittima, insieme a tutto il resto d’Italia, di un re debole e di un duce che ha tirato la povera gente in ambizioni coloniali prima e in una guerra mondiale dopo. Tutta roba senza senso e nel 1943 con gli Americani, i nuovi “alleati”, prossimi allo sbarco in Sicilia, la gente dell’isola si chiede da che parte stare. Anche se gli abitanti in fondo lo sanno già che staranno dalla parte della convenienza.
Paolino il suo posto sicuro, il suo rifugio, lo trova dove non avrebbe mai pensato di poterlo cercare. Ed è per vie indirette che ci arriva. I ragazzini della cava gli hanno affibbiato il soprannome Ncantesimo a causa di quello stato contemplativo che a volte lo attanaglia. Paolino, che è fermamente intenzionato a riscattare il suo nome e porre fine all’ingiuria, accetta perciò di sottoporsi a una prova di coraggio. Dovrà salire su fino ad una zona detta Il giardino, dove vive in solitudine Filippu, tacciato di essere un vecchio pazzo.
Grazie a questa prova di coraggio Paolino avrà la conferma che se la gente è facile a giudicare, lo è ancora di più a calunniare. Filippu, infatti, a Paolino non gli sembra per nulla pazzo “solo tanticchia originale”. L’artista si è ritagliato un posto lontano da tutti proprio perché ha capito come sono fatti gli uomini e come gira il mondo. Nel suo giardino il tempo sembra risponde a leggi proprie, scandito dal solo ritmo degli umori di Filippu e del suo scalpello con cui scolpisce nella pietra le teste di personaggi noti. Delle teste magiche che dialogano con Paolino. In Filippu, Paolino troverà una guida, un confidente, un amico.
Al di là del giardino, il mondo è un guazzabuglio. Non solo quello provocato dalla guerra, che nonostante l’arrivo degli americani non è ancora terminata. Il paese preferisce differenziare, piuttosto che unire, soprannominare piuttosto che riconoscere l’altro nella sua identità come suo simile. Così divide i Terragni – coloro che coltivano la terra – dai Sali – coloro che vivono di pesca – e rinomina i nomi e i cognomi delle persone con dei nomignoli che si appiccicano addosso come una seconda pelle. Alla famiglia di Paolino, che fa Rasura di cognome, è toccato i Pelleossa.
Paolino non lo capisce il perché di questo soprannome, come non capisce perché suo padre venga soprannominato il Saracino. Indaga, cerca di informarsi presso suo nonno Silvestro e da Zu Ntoni – altri due confidenti del bambino – ma nessuno è disposto a raccontargli tutta la verità.
Le giornate di Paolino – in questi anni in cui l’Italia va verso la sua prima Repubblica, con la stessa incertezza con cui lui si avvicina all’adolescenza – scorrono tra voler dire e sapersi mettere da parte, tra la maturazione e il restare ancorati all’innocenza dell’infanzia, tra il dolore delle morti e la gioia delle rinascite. In questo magico limbo si concentrano le attese. Di un bambino e di un Paese.
Veronica Galletta, con Pelleossa, ha creato un mondo, oltre che un bellissimo romanzo. Questo mondo immaginato, a tratti magico, fatto di terra e di sale ha le radici saldamente ancorate, come l’ulivo saracino, mentre i rami fluttuanti, sotto il vento, rivolgono lo sguardo al mare, simbolo di morte ma anche di apertura a terre lontane, al futuro. E c’è voluta la purezza degli occhi di un bambino per narrarci Santafarra – forse tutta la Sicilia – in tutte le sue contraddittorie sfumature.
La particolarità dello stile
Veronica Galletta, siciliana di nascita, lavora su un’esperienza letteraria completa. Lo fa dando importanza a una parte piuttosto trascurata in narrativa, che, al contrario della poesia, sembra esaurirsi nel significato delle parole. L’autrice si concentra sulla parte fonetica. Affida, perciò la narrazione di Pelleossa ad una voce narrante in terza persona, chiaramente onnisciente, che parla come la sua gente: in dialetto siciliano.
Questa voce siciliana ci guida, fa emergere sempre più chiaramente l’universo-mondo Santafarra, e, non per ultimo, ci dà il ritmo della lettura.
Sarebbe un peccato non seguirlo questo ritmo, che ha la stessa melodia cadenzata del paese che racconta. Un avvilupparsi dell’italiano nel dialetto, quasi un ritorno alle radici, quelle dell’autrice, ma anche quelle identitarie di una regione.
Scheda del libro Pelleossa

Autore: Veronica Galletta
Titolo: Pelleossa
Casa editrice: Minimum Fax
Anno di pubblicazione: 2023
Numero di pagine: 345