
L’aveva compreso solo anni dopo, assieme al senso di ciò che suo padre aveva voluto trasmetterle. «È solo quando devi affrontare la violenza che la tua vera essenza si rivela. Violenza.», aveva ripetuto alzando il dito indice. «La violenza ti smaschera, ti costringe ad agire. Bam!»
– Portami a casa
Continuano le mie proposte di letture estive corrispondenti a quel generico e vasto genere giallo, che così bene si lascia leggere in riva al mare. Più nello specifico, questa volta, vi propongo un thriller, dalle tinte fosche, ad altissima tensione. Il ciclo delle letture sotto l’ombrellone ci porta nella fredda e umida Berlino, nei quartieri bene di Charlottenburg, in una gelida nottata di fine Novembre.
Il libro in questione è il best seller Portami a casa di Sebastian Fitzek. Lo recupero con un po’ di ritardo rispetto alla sua uscita nel 2024, ma il momento non poteva essere migliore per proporvi la recensione di Portami a casa.
Trama – Jules Tannberg è un uomo distrutto dalla tragica perdita della sua famiglia. Un sabato sera di fine Novembre, nel suo appartamento di Charlottenburg, sostituisce un suo amico prestando servizio per una linea telefonica pensata per le persone, prevalentemente donne, che rientrando tardi la notte hanno il bisogno di sentirsi accompagnate da una voce amica.
La prima chiamata non tarda ad arrivare e con essa l’occasione per Jules di prestare aiuto a una persona indifesa. La voce di una donna confusa e impaurita, che si presenta con il nome di Klara, sembra proprio irrompere nel suo silenzioso appartamento con una straziante richiesta di aiuto. Sebbene la donna spieghi che non sappia come sia partita la telefonata e sembri ormai rassegnata a farla finita con la sua vita, sorprendentemente, non riattacca, la voce di Jules sembra esserle di conforto, tanto da indurla a raccontargli l’odissea che l’ha condotta fino al tragico proposito di togliersi la vita.
Klara è vittima di violenze domestiche a opera di suo marito Martin, uno stimato e noto dentista fuori dalle mura domestiche ma un sadico mostro dentro di esse. Per assurdo, però, non è dalle sevizie di suo marito che Klara scappa, o, almeno, non solo. Klara fugge da un altro mostro, ancora più feroce di suo marito, noto alle forze dell’ordine con il nome “Il killer del calendario”. Il killer, ancora a piede libero, uccide le sue vittime, tutte donne, e lascia poi scritta sulle pareti con il sangue delle vittime la data del crimine.
In questa nottata che sembra non finire mai, sempre, o quasi sempre, accompagnata al telefono da Jules, Klara andrà incontro attimo dopo attimo a situazioni che si succedono alla velocità della luce. Situazioni assurde, piuttosto grottesche, e sempre connotate da una sadica, inimmaginabile e disturbante violenza, difficile da mandare giù per il lettore.
Sebastian Fitzek dà vita con Portami a casa ad un thriller psicologico dalle tinte macabre dell’horror. Il suo continuo gioco con il lettore, confonde, inorridisce e stordisce. Apparenza e realtà, innocenza e colpevolezza si confondono in questo gioco in cui l’unica certezza sembra essere la sola strada di casa.
Berlino der Heimweg
Jules riusciva a sentire le auto che le sfrecciavano accanto. Con persone al volante che, di certo, non avrebbero degnato nemmeno di un o sguardo quella donna in lacrime. Che vergogna. Se New York era la città che non dorme mai, Berlino era il posto nel quale Jules non avrebbe mai più voluto risvegliarsi.
In questo suo peregrinare verso la via di casa – come il titolo tedesco Der Heimweg suggerisce – Klara, sempre oscillante tra la vita e la morte, attraversa parte della città e la percepisce solitaria, notturna e indifferente. Qui Sebastian Fitzek, berlinese di nascita, ci regala delle struggenti foto panoramiche di Berlino ovest, dalla Teufelsberg di Grunewald alla Breitscheidplatz dove si incontrano la Kurfürstendamm e la Tauentzienstraße. Su di Klara sembra quasi voler vegliare la altrettanto martoriata Gedächtniskirche, altrimenti conosciuta come il “dente cariato”.
Fitzek, insieme al tema centrale delle violenze domestiche, ci presenta una Berlino altra da sé. Non quella multiculti degli späti di Kreuzberg in cui comprare la birra a poco prezzo, né quella della scena tecno dei locali di Friedrichshain, quanto piuttosto una città nascosta di una élite di persone del posto annoiate e benestanti che sguazzano nell’illecito e nel sadico. Finché la notte, che tutto cela, svanisce e lascia il posto alla luce del sole che segna il momento in cui si deve rindossare la maschera del perbenismo.
Riflessioni sul romanzo Portami a casa
Nonostante Portami a casa faccia parte del genere ad alta tensione e riesca nell’intento di mantenere un ritmo incalzante, alcune parti risultano piuttosto ripetitive e prolisse a causa di quelle eterne telefonate scandagliate dai due differenti punti di vista di Jules e Klara. Dello psico – dello psicodramma – c’è poco, eppure ne aveva il potenziale, per la sensibilità, la diffusione e la facile immedesimazione nel delicatissimo tema trattato.
Fatta eccezione per alcuni passaggi in cui marito e moglie, abusatore e vittima, discutono della loro situazione, Fitzek non sembra voler sprofondare nella psiche malata dell’abusatore. I personaggi, le loro giustificazioni, i moti che li animano restano a un livello di superficie, nei canoni standard delle dinamiche delle violenze domestiche. Sennonché queste, poi, sono elevate a un livello di macabro sadismo tale da non farle più riconoscere come situazioni drammatiche “reali”.
Le situazioni allucinatorie proposte fanno ricadere la storia in un genere a metà strada tra horror e grottesco, eppure non ci dovrebbe essere nulla di grottesco nel dar voce alle vittime di violenza domestica. La violenza di genere è già un atto vile e meschino fin dalle sue più piccole forme, senza bisogno di dover rincarare la dose fino a questo punto.
Inoltre, una nota stonata arriva nel finale di Portami a casa che – senza rivelarvi troppo – ricade, purtroppo, nel cliché che aveva voluto smantellare. Le immagini finali propinano, magari indirettamente e senza l’intenzione dell’autore, l’errata immagine sociale di una donna che per sentirsi completa debba per forza aver bisogno di un uomo al suo fianco.
Scheda del libro Portami a casa

Titolo: Portami a casa
Autore: Sebastian Fitzek
Casa editrice: Fazi editore
Anno di pubblicazione: 2024
Numero di pagine: 360
Versione originale: Der Heimweg,Droemer Verlag, 2020
Traduzione di Elisa Ronchi
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