
Trama – Il protagonista del romanzo breve Sostiene Pereira è un attempato giornalista – il dottor Pereira, per l’appunto – che, dopo essersi occupato per trent’anni di cronaca, si ritrova a dirigere la pagina culturale del nascente Lisboa, un piccolo giornale cattolico del pomeriggio.
La vita di Pereira, che è vedovo e non ha figli, è segnata da una forte solitudine e dalla malinconia per i tempi della sua giovinezza. Fatta eccezione per la sua passione per la letteratura – in particolare per gli scrittori francesi dell’Ottocento che traduce per il giornale –, la sua vita scorre consueta e monotona tra i monologhi che intrattiene con il ritratto della moglie defunta e i pasti, prevalentemente omelette alle erbe aromatiche, che consuma al Café Orquídea, vicino alla redazione dove lavora. La sua unica consolazione sembra essere proprio il cibo in cui trova rifugio, in particolar modo nelle limonate zuccherate che beve in grandi quantità.
Un pomeriggio dell’estate del 1938, mentre si trova nella redazione culturale del Lisboa, la sua attenzione cade su un articolo di giornale, estratto da una tesi di laurea, che tratta della morte; un argomento che con il tempo è diventato sempre più totalizzante nei pensieri del malinconico giornalista, che tra l’altro è sovrappeso e soffre di problemi cardiaci. Pereira decide così di mettersi in contatto con l’autore dell’articolo, un certo Francesco Monteiro Rossi, per proporgli una collaborazione con il Lisboa, per il quale vorrebbe che scrivesse alcuni necrologi anticipati di scrittori ancora viventi.
Il giovane e squattrinato Monteiro Rossi, più interessato alla vita e all’amore per Marta – una giovane e spigliata oppositrice del regime di Salazar – che al tema della morte, si rivelerà essere il portatore del cambiamento che sconvolgerà la vita di Pereira. Che da quieto e disinteressato alle vicende politiche vedrà, suo malgrado, risvegliarsi, sempre più, in lui un nuovo tratto della sua personalità. Un tratto che lo porterà a prendersi cura del ragazzo, come se fosse il figlio che non ha mai avuto, e a risvegliare la sua coscienza civica assopita – come quella, del resto, di tutti quelli che cercano il quieto vivere – nei confronti delle brutture che lo circondano.
In quella torrida estate lisbonese, soffocata ancor più dall’oppressione della censura e morte del libero pensiero, Pereira riuscirà a opporre una seppur debole resistenza alla dittatura, con un’arma tanto innocua quanto potente: la sua penna.
La Lisbona di Pereira
Le vicende di Sostiene Pereira si svolgono a Lisbona nell’estate del 1938, quando il mondo sta vivendo la sua ultima estate senza guerra, ma non per questo senza spargimento di sangue. Le avvisaglie del secondo conflitto mondiale sono già tutte qui, con la guerra civile spagnola, le notizie del bombardamento di Guernica e i fascisti italiani a dar man forte al regime franchista, coadiuvato dai nazisti. E il Portogallo intrappolato in un regime dittatoriale di cui si riuscirà a liberare solo nel 1974 con la morte di Salazar.
In che mondo vive Sostiene Pereira?
La sentiamo la fatica e l’affanno del dottor Pereira mentre trascina il peso dei suoi chili di troppo, e del suo cuore malato di solitudine e di pena per la morte dell’amata, mentre suda arrancando in salita tra le caratteristiche strade a rampa della Lisbona di Pessoa.
La vediamo con gli occhi dell’immaginazione la bellezza di Lisbona, che sfugge a Pereira che ha occhi solo per il passato. Pereira non vede, contrariamente al suo essere giornalista, non sa in che mondo vive. Ma anche se lo sapesse, cosa se ne farebbe? I giornali riportano solo informazioni di scarso peso, le chiacchiere innocue. Le notizie vere arrivano di filato, dal cameriere Manuel, che ha un amico che riceve radio Londra, o da padre António.
Ma il Lisboa non aveva avuto il coraggio di dare la notizia, o meglio il vicedirettore, perché il direttore era in ferie, stava al Buçaco, a godersi il fresco e le terme, e chi poteva avere il coraggio di dare una notizia del genere, che un carrettiere socialista era stato massacrato in Alentejo sul suo barroccio e aveva cosparso di sangue tutte i suoi meloni? Nessuno, perché il paese taceva, non poteva fare altro che tacere, e intanto la gente moriva e la polizia la faceva da padrona. Pereira cominciò a sudare, perché pensò di nuovo alla morte. E pensò: questa città puzza di morte, tutta l’Europa puzza di morte.
Sostiene Pereira
Un messaggio nella bottiglia
Quella debole forza messianica di cui aveva parlato Benjamin nelle sue tesi sul concetto di Storia, che consiste nel riscattare il passato – degli oppressi – attraverso il linguaggio e la letteratura, sembra all’opera più che mai in Pereira e, attraverso di lui, in Tabucchi. È la penna di Pereira a ridare dignità e giustizia al giovane e già esamine corpo di Montero Rossi, così com’è la penna di Tabucchi a dare riconoscimento e onore a un capitolo della Storia frettolosamente archiviato.
Pereira non ha nome proprio perché non rappresenta un’individualità unica. Pereira è il giornalista portoghese che si oppose alla dittatura salazarista, ma, allo stesso tempo, sono Pereira tutti i giornalisti, tutti gli uomini di coscienza civica che in tempi bui, di decadenza dei valori umani e del pensiero critico trovano il coraggio di opporsi all’egemonia delle idee imperanti con la loro voce controcorrente, sempre a sostegno degli oppressi. Finché ci sarà un Pereira che sostiene, nel duplice senso di affermare e supportare, la verità e la giustizia per gli oppressi, ci sarà ancora speranza per la nostra forma di vita umana.

Titolo: Sostiene Pereira
Autore: Antonio Tabucchi
Anno di Pubblicazione: 1994
Casa editrice: Feltrinelli
Numero Pagine: 224