La coscienza di Zeno di Italo Svevo

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La coscienza di Zeno Italo Svevo

La coscienza di Zeno è unanimemente considerato un capolavoro della letteratura italiana. Complesso, arguto, avanguardista, un capolavoro lo è di sicuro e per quanto riguarda quell’appartenenza alla letteratura italiana, certamente anche questa è fuori di discussione. Ma riguardo a quest’ultima etichetta c’è un “ma”, sebbene La coscienza di Zeno entri di diritto nella letteratura italiana, non si può negare che sia anche un romanzo propriamente mitteleuropeo. A questa categoria si può ascrivere per diverse ragioni, innanzitutto geografiche e di appartenenza.

Italo Svevo, all’anagrafe Aron Hector Schmitz, nasce a Trieste nel 1861 da madre friulana e padre triestino di origini ungherese. La famiglia fa parte di quella ricca borghesia ebraica concentrata nell’Europa centrale che costituisce uno dei punti di riferimento della cultura mitteleuropea. In quest’ambiente il piccolo Hector cresce e riceve un’educazione bilingue che lo porterà in Baviera per frequentare una scuola commerciale, dove perfezionerà il tedesco.

La sua appartenenza a questa borghesia, l’esser nato a Trieste – va ricordata che la città all’epoca ci era stata sottratta andando a confluire il quel grande e multiculturale impero noto come austro-ungarico – e l’aver scelto questa sua città come teatro delle vicende narrate neLa coscienza di Zeno fa del romanzo un buon esempio di letteratura mitteleuropea.

Mitteleuropeo, La coscienza di Zeno, lo è anche, e soprattutto, per quelle sue atmosfere dell’epoca, lo Zeitgeist, che così bene riesce a cogliere. Zeno, da bravo figlio del suo tempo, la impersona a pieno questa cultura e non si sa mai che possa, con il suo personalissimo modo di fare, svelare anche qualcosa sul nostro presente.

Trama e riassunto de La coscienza di Zeno

Inizia tutto con la psicoanalisi, la nuova scienza dell’inconscio, che comincia a spopolare tra la ricca borghesia di Trieste degli anni Dieci del secolo scorso. Zeno Cosini decide di farvi ricorso spinto dal desiderio di trovare un supporto alla sua volontà di smettere di fumare. Come parte della terapia, il suo psicoanalista gli consiglia di scrivere dei suoi ricordi legati alla predisposizione per le sigarette.

Ne nasce una sorta di bizzarra autobiografia in cui accanto al tema del vizio del fumo – con le sue strambe trovate per poter smettere, come quella di ricorrere al rituale dell’ultima sigaretta accompagnata da una data speciale – si succedono interi macro-capitoli dedicati agli eventi più importanti della sua vita. E questi capitoli, lo si vedrà, sembrano tutti seguire il pattern iniziale di un’alternanza tra buoni propositi e il ricadere nelle vecchie abitudini.

Zeno racconta del suo teso rapporto con il severo padre, del matrimonio con Augusta, “scelta” solo dopo il rifiuto da parte delle due sorelle più avvenenti, della relazione con l’amante Carla, una giovanissima aspirante cantante, e della fallimentare attività commerciale iniziata in associazione con il cognato Guido.

In tutti i suoi racconti è sempre ben presente la sua posizione, Zeno appartiene alla borghesia mitteleuropea. In altri termini, è ricco di famiglia e non ha bisogno di lavorare per vivere, il padre ritenendolo non adeguato al compito, affida il controllo delle loro finanze ad un amministratore. Questo implica, per Zeno, avere molto tempo libero e di conseguenza essere sopraffatto dal tedio. È proprio la noia, in diverse occasioni, a spingerlo ad agire in maniera convulsa, come quando si trova l’amante, e a generare accanto al vizio del fumo sempre nuove malesseri, fissazioni e manie.

Queste storie hanno tutte l’aspetto di confessioni, intime prese di coscienza in cui Zeno Cosini si autoesamina, riconosce la sua inadeguatezza negli affari come nei rapporti interpersonali, solo per poi rinnegarla, rimpicciolirla e, infine, autoassolversi. Anche per questo Zeno si contraddistingue non solo come l’inetto fatto persona, ma anche come un personaggio superficiale, egoista e antipatico. Oltre che misogino.

Eppure, nonostante la sua inettitudine e contro ogni previsione, Zeno riesce ad essere un personaggio che si tiene a galla, terribile ma mai il peggiore. Negli affari, ad esempio pur essendo un incompetente, se paragonato al cognato Guido, si può dire che se la cavi. Ma la sua vera indole, quella più profonda, emerge solo alla fine, in un epilogo posto quasi come un’appendice alla storia.

La Prima guerra mondiale ha ormai raggiunto Trieste e Zeno liquida la psicoanalisi, sentendosi ormai guarito. Ma forse è più corretto dire che Zeno arriva, piuttosto, alla consapevolezza che la malattia, lontana dall’essere solo un suo stato, è una caratteristica propria dell’uomo moderno. Di cui si potrà liberare, forse, solo con la stessa distruzione dell’umanità. Opzione sempre più a portata di mano considerati i progressi tecnologici.

“Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e si arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie”

– La coscienza di Zeno

Scheda del libro La coscienza di Zeno

La coscienza di Zeno Trama e riassunto

Titolo: La coscienza di Zeno

Autore: Italo Svevo

Casa editrice: Feltrinelli

Anno di pubblicazione prima edizione: 1923

Edizione letta: 2022

Numero di pagine: 432

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