
Riassunto della trama – Un narratore in terza persona, ma non onnisciente, ci porta sulle rive del lungosenna, patria dei senza patria, e precisamente sotto un ponte della Parigi del 1934 per raccontarci una novella di redenzione lieve e dal sapore quasi fiabesco: La leggenda del santo bevitore.
Sotto uno di questi ponti, sulle rive della Senna, vive, o meglio, si lascia vivere come trasportato dalla corrente del fiume, il clochard Andreas; che nel corso della novella scopriamo essere un apolide della Slesia-polacca con un permesso di soggiorno scaduto. La sua esistenza precaria viene scossa dal miracoloso arrivo di un attempato ed elegante signore, che gli offre, spontaneamente e per puro altruismo, una cospicua somma di denaro.
Alle resistenze di Andreas – privo di fissa dimora, ma non del suo onore – che non sa come potrà rendergli i soldi, lo sconosciuto benefattore replica che, se lo vorrà, potrà estinguere il suo debito portando il denaro nella cappella di Santa Maria di Batignolles, dove si trova una statua della piccola santa Teresa, ispiratrice della conversione dell’uomo.
Forte di questa piccola sicurezza economica, che non conosceva più da tempo, Andreas vedrà pian piano riaffiorare il suo vecchio io – fino ad allora affogato come tutti gli altri ricordi nell’alcool – e con esso le persone, che avevano fatto parte della sua vita precedente. Prima fra tutte, Caroline, una vecchia fiamma dell’uomo, che era stata allo stesso tempo la sua rovina.
Ma come in un carosello di immagini che scorre veloce e dura giusto l’attimo di essere percepito, Caroline – così come tutte gli altri personaggi e le altre situazioni movimentate e surreali in cui Andreas si imbatterà – non sarà lì per restare.
Gratificato da sempre rinnovati miracoli, Andreas affronterà le sue giornate, da questo momento, con maggiore sicurezza. Sarà audace nel cercare compagnie femminili e nel riallacciare contatti con un ex compagno di scuola diventato un ricco calciatore. Ma se da una parte i miracoli si ripetono, d’altra parte Andreas non smetterà di ricadere nei suoi soliti vizi, primo fra tutti l’alcool, dissipando così i suoi soldi, con la stessa velocità e facilità con la quale ne era entrato in possesso.
Andreas, sempre sul punto di mantenere fede alla sua promessa di saldare il debito, sarà ogni volta impedito a causa di questa serie di eventi ed incontri che lo allontanano dal suo proposito. Quello che appare come un eterno ciclo di miracoli e perdite, di tasche piene e vuote, di speranze e declino, di buoni propositi di adempiere la promessa e il fallimento dei medesimi, si concluderà di netto con un evento triste, ma non drammatico perché carico di quella forza redentrice che anima l’intera novella.

La leggenda del Santo bevitore morale e significato
Perché a nulla si abituano gli uomini più facilmente che ai miracoli, se si sono ripetuti una, due, tre volte. Sì! La natura degli uomini è tale che subito vanno in collera se non capita loro di continuo tutto quanto sembra aver loro promesso un destino casuale e passeggero. Così sono gli uomini.. e che altro potremmo aspettarci da Andreas?
La leggenda del santo bevitore di Joseph Roth
Nel racconto, Joseph Roth indaga la natura umana. Quello posto sotto la lente è l’uomo moderno alle prese con un mondo in cui il denaro ha sempre più peso e i rapporti umani sono sempre più fragili e precari. Lo stesso Andreas, che si ritrova in una situazione di debito nei confronti della società, non è esente da queste dinamiche. Tuttavia, è possibile intravedere un risvolto positivo nella storia. Andreas, nonostante i suoi vizi, soprattutto quello di bere, e nonostante soffra di quella presunzione umana di aspettarsi solo fortuna una volta che l’ha vista arrivare, resta un personaggio positivo: un Santo moderno, con i suoi piccoli peccati sì, ma pronto a pagare il suo debito e a redimersi.
Joseph Roth nella storia
La leggenda del Santo bevitore è una novella che sa di epilogo. E non solo per quanto riguarda la sorte del protagonista Andreas. Il sapore di addio giunge, con un amaro retrogusto, direttamente dalla biografia del suo autore. È Joseph Roth, con La leggenda del santo bevitore, a congedarsi dalla sua vita. Il racconto è, infatti, la sua ultima opera, pubblicata postuma, nel 1939, dal suo editore olandese.
Attraverso Andreas, Joseph Roth racconta i suoi ultimi anni. Anni di precarietà, di un’esistenza fatta di esilio, di amori sofferti e possessivi, ma anche di alcuni successi letterari arrivati come manna dal cielo, di alti e bassi insomma; il tutto sempre e comunque accompagnato da una bottiglia di Pernod. Proprio come il nostro Andreas. Come lui, Joseph Roth proviene dall’attuale Ucraina, un tempo chiamata Slesia, quando era ancora sotto l’impero austro-ungarico.
Quest’ultimo aspetto, la sua provenienza, oltre a riflettere un tratto autobiografico, fra i tanti che emergono nel racconto, costituisce un nodo centrale della sua produzione letteraria. Il declino dell’impero austro-ungarico oltre alla malinconia per la gloria perduta, l’ha trasformato in un apolide. Joseph Roth conserverà quell’identità perduta scrivendo sempre in tedesco, ricordo dei suoi anni a Brodi, quando il tedesco era ancora la lingua franca, e dei suoi anni di studio in Austria. Ma una domanda sembra sottendere tanto La leggenda del santo bevitore, quanto le altre sue opere: quando si perde un pezzo dei luoghi, un pezzo di identità, cosa resta?
Joseph Roth, esule a Parigi, annegherà i suoi dolori nell’alcool. Spesso ospite del Caffè Tari-Bari, che compare già in un altro suo libro: Confessione di un assassino.
Sebbene fosse nato e cresciuto nella fede ebraica, si avvicinò negli ultimi anni della sua vita sempre più al Cattolicesimo. Prova ne sono il suo funerale svoltosi secondo il rito cattolico e, in qualche modo, anche la stessa parabola contenuta ne La leggenda del Santo bevitore. Con questo suo ultimo racconto, lui, ebreo apolide e esule, sembra voler ritrovare nella religione cristiana un’ultima, agognata e salvifica patria.
“Conceda Dio a tutti noi, a noi bevitori, una morte così lieve e bella!”
Per chi fosse interessato, esiste una trasposizione cinematografica, del 1988, di Ermanno Olmi de La leggenda del Santo bevitore.

Titolo: La leggenda del santo bevitore
Autore: Joseph Roth
Edizione originale: Die Legende vom heiligen Trinker, 1939,
Edizione italiana: Adelphi
Numero Pagine: 88