
Donne fragili e vaporose, fate dalle mani dolci, aliti leggiadri della casa che in silenzio fanno nascere l’ordine e la bellezza, donne senza voce, sottomesse: nel paesaggio della mia infanzia, per quanto mi sforzi, non riesco a vederne molte di donne così.
– La donna gelata
Il “dovrebbe essere così”, l’attenersi a un modello o ad un ruolo, potrebbe essere percepito come un vincolo. C’è chi ci vive bene e si sentirebbe probabilmente perduto, disorientato, in un mondo senza direzioni precise e c’è chi questo vincolo lo percepisce come un macigno. La libertà in fondo sta nel seguire la propria strada. Annie ci prova, ma poi rimane impigliata nelle maglie di ciò che non voleva diventare.
La donna gelata è la sua storia, o per lo meno una parte di essa, quella che tocca il suo esser donna. La traiettoria però non va verso una maturazione e consapevolezza di sé (come donna), ma assume, piuttosto, l’aspetto di un’emancipazione a ritroso, di un apprendistato verso la disuguaglianza di genere. Dal punto di vista privato, della sua storia personale, La donna gelata si rivela essere, forse, anche la storia di uno sbaglio, quello di aver imboccato una strada che non era la sua.
Trama – Annie cresce in Normandia nel dopoguerra in una classe sociale che si sarebbe potuta definire proletaria. L’ambiente che la circonda è fatto di donne poco propense alla pulizia e alla cura della casa, ma che in compenso si danno da fare occupandosi in lavori sfiancanti nelle fabbriche. Una dinamica di ruoli non tradizionali vige nel suo nucleo familiare: la madre lavora nella drogheria di famiglia ed il padre si occupa della cucina e della bambina. Queste dinamiche si riflettono nel carattere: la madre è di temperamento forte e chiassoso, il padre è un’acqua cheta.
C’è almeno un’ombra che non si è mai affacciata alla mia infanzia: l’idea che le bambine siano creature tenere e deboli, inferiori ai maschi.
Ma sebbene questa sia la normalità per la piccola Annie, sono pur sempre gli anni ’50. Il modello tradizionale della felice massaia al centro del focolaio domestico va per la maggiore; perciò, anche Annie inizia a percepire una certa dissonanza tra il suo sentire e quello che viene imposto dalla società come regola della “normalità”. Durante l’adolescenza il divario si acuisce drammaticamente, tanto da farle pensare che ci sia qualcosa di sbagliato nel loro mondo.
Sempre durante l’adolescenza le sia apre un mondo di disuguaglianze, e ingiustizie, tra l’educazione femminile e quella maschile. Le aspettative, la società, le ripone sempre sul mondo femminile. Bisogna essere pie, garbate, perbene. È soprattutto l’educazione sentimentale a farle desiderare, quasi, di essere un ragazzo. Su di loro, infatti, la società non pone nessun freno, nessuna vigilanza.
La narrazione accompagna Annie per tutta l’infanzia, poi nei suoi studi universitari e infine nella sua vita matrimoniale. Tappa obbligatoria nella vita di una ragazza perbene. Se non fosse che, Annie non risponde al canone della donna di casa felice nel suo ruolo. Ed in più, al contrario di sua madre, non si è scelta un uomo propenso alla parità dei ruoli o all’inversione di questi. Nella famiglia appena nata, prendersi cura della casa, del bambino e cucinare per il marito sono i “compiti” che le toccano e questi, per lei, sono solo degli onori.
Il dover soddisfare delle aspettative non le lascia respiro, la vita coniugale la schiaccia, la intrappola e non fa che trasformarla in qualcosa che non voleva essere: una donna gelata.
Recensione La donna gelata
Sulle orme di Simone De Beauvoir…
Leggendo La donna gelata la mente va istintivamente a Simone de Beauvoir. Non stupisce affatto che il suo Il secondo sesso venga citato dalla protagonista. Annie Ernaux vive la sua giovinezza negli anni del movimento femminista. Simone De Beauvoir, in Francia e non solo, è la loro eroina.
Le affinità tra le due scrittrici ci sono tutte: due grandi donne francesi, testimoni e artefici della loro emancipazione, e per rimando di quella di un’intera società. Dal punto di vista tematico ritorna il tema dell’essere perbene, l’importanza della lettura nella formazione di una donna e le riflessioni su come le disuguaglianze tra maschi e femmine siano un prodotto delle nostre società, che subentra durante l’educazione e che non ha niente di giustificabile dal punto di vista “naturale”.
Ma se per alcuni aspetti le due scrittici si incontrano, per altri, tanti, divergono.
È soprattutto il milieu di provincia della Ernaux a differire completamente dall’aristocrazia (seppur in decadenza) della De Beauvoir che vive a Parigi. Differente è perciò anche il temperamento e l’attitudine delle donne osservate nei confronti della loro condizione.
C’è poi un altro aspetto che le divide. Se per Simone de Beauvoir l’emancipazione sarà una scelta di vita che la porterà a rinunciare all’istituzione matrimoniale e all’aver dei figli naturali, questa coerenza non si riscontra in Annie Ernaux che va incontro ad un matrimonio e una maternità da lei percepiti come inappaganti.
…Verso Marguerite Duras
È nello stile che i punti di contatto con Simone de Beauvour si vanno ancora più affievolendo, per emergere, invece, rispetto ad un’altra grande scrittrice francese: Marguerite Duras. Come la Duras, Annie Ernaux adotta una scrittura che ricalca i flussi di pensiero, con digressioni e salti temporali. Ben lontano dalla strutturata linearità di stille della De Beauvoir.
Nessuna divisione in capitoli, nessuna pausa. Soprattutto nella seconda parte del libro, e sempre più man mano che ci si avvicina al finale, si ha l’impressione, leggendo, di assistere a un genuino sfogo di rabbia. La scrittura si fa terapia personale, buttata giù di getto, come un torrente in piena che non si ritrae di fronte a nessun ostacolo, nessun perbenismo e nessuna nota di cortesia nei confronti dei figli. D’altronde il libro fu scritto da Erneaux nel 1981, subito dopo il divorzio dal marito. La scrittura non è perciò esente da note amare, pur rimando spesso ironica.
Eppure, nonostante questa voce in prima persona stia trasmettendo il suo proprio messaggio personale – non condivisibile da tutte perché ci può essere appagamento anche nell’essere semplicemente madre e moglie – La donna gelata non è da relegare nell’ambito delle memorie di un singolo individuo. Soprattutto le riflessioni sociologiche nella prima metà del libro offrono una prospettiva allargata ed empaticamente comprensibile per tutto il genere femminile. Ma anche la seconda parte, pur essendo la più personale e spietata, è riuscita fin dalla sua prima pubblicazione a raggiungere un ampio pubblico di donne.
Indiscutibile è che raccontando della sua esperienza di donna ci sono delle corde che Annie Ernaux riesce a toccare e queste riguardano un po’ tutte noi da sempre alle prese con un apprendistato della disuguaglianza che non ha mai cessato di esistere.
Sono finiti senza che me ne accorgessi, i miei anni di apprendistato. Dopo arriva l’abitudine. Una somma di intimi rumori d’interno, macinacaffè, pentole, una professoressa sobria, la moglie di un quadro che per uscire si veste Cacharel o Rodier. Una donna gelata.
Scheda del libro La donna gelata

Titolo: La donna gelata
Autore: Annie Ernaux
Casa Editrice: L’Orma
Anno di pubblicazione edizione letta: 2021
Anno pubblicazione prima edizione: 1981
Numero di pagine: 192
Versione originale: La femme gelée
Tradotto da Lorenzo Flabbi
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