
Gli uomini se ne vanno e la terra rimane
– Malotempo
È un brutto sentimento, l’insoddisfazione. Macera dentro, sbuffa all’esterno. Fa di tutti un target, quando in realtà è il proprio essere l’unico e vero bersaglio. Un bersaglio dai contorni labili, attanagliato tra l’idea di quello che si sarebbe voluti essere e quello che si è diventati. Ma chi si è diventati?
È in cerca di se stesso Paolo, il fu Paolino. Le risposte che cercava da bambino, e che per un tempo erano sembrate a portata di mano, gli sono scivolate tra le dita come gli anni che lo separano implacabili da quella promessa di felicità non realizzata. È l’insoddisfazione, ora, la sua nuova compagna.
I cambiamenti preannunciati in Pelleossa (leggi la recensione) sono arrivati. Adesso siamo nel 1967, anche se l’anno è agli sgoccioli e saluta già l’arrivo del ’68. Sono trascorsi 20 anni dal Referendum per il quale Lucia Rasura, la madre di Paolino, votò Repubblica perché è “fimmina”. E sono trascorsi 24 anni dall’arrivo degli americani e dalla prova di coraggio che permise a Paolino di trovare un amico nell’eccentrico scultore Filuppu.
Il piccolo ecosistema di Santafarra si è piegato alle leggi del ricavato illecito, sapientemente mascherato sotto una facciata rispondente al nome di Progresso. Nuove appendici abitative sono sorte nel paese di terra e di sale. Gli abitanti del paese mettono un soprannome anche a queste, le chiamano Sciacquarosa e lo Scorsone. I nuovi criminali hanno, infatti, imparato a sfruttare la terra con la speculazione edilizia, intanto la contrada Malotempo si sgretola e rischia di svanire.
Paolo torna a Santafarra e l’occasione è delle più infelici. Il confidente, la guida, l’amico Filippu de li Testi è morto e lui non ha nemmeno preso commiato. Paolo torna ai luoghi in cui fu Paolino, perché non è più Santafarra il centro del suo mondo. Da dieci anni ha lasciato il paese per inseguire a Palermo una chimerica carriera da pittore. Ora ha trenta anni, una moglie, due figli e un lavoro come pittore di carretti siciliani, che deve al suocero. Paolo Rasura sente, soprattutto, tanta insoddisfazione.
La permanenza a Santafarra dovrebbe essere breve, Paolo promette ogni giorno che ripartirà il seguente, in fondo lui è lì solo di passaggio, ma poi qualcosa lo trattiene. Rivede Natalia, probabilmente la sola donna che abbia mai amato, e fa la conoscenza di un gruppo di ragazzini, capeggiati dalla temeraria Francesca, che hanno trovato il loro rifugio nel Giardino proprio come lui tanti anni prima. Sono proprio i luoghi che lo assorbono, una forza magnetica lo incatena alla Casa Verde, al Giardino delle teste. Sì, perché di Paolo c’è ancora bisogno in questi luoghi, della loro preservazione dovrà occuparsi in questo suo viaggio a ritroso nel tempo, dove tutto è cambiato e tutto è sempre uguale.
Il paese cambia, ma per chi se ne va è sempre uguale. Ogni volta ricomincia dallo stesso momento.
Veronica Galletta torna in libreria con Malotempo, e di un ritorno in tutti sensi si tratta. Ritorno per il protagonista, che rientra al suo paese, ma anche un ritorno per i lettori che ritroveranno, tra commozione e piacere, quei personaggi e quei luoghi che tanto hanno amato in Pelleossa.
Un viaggio verso l’introspezione
La sperimentazione linguistica di Veronica Galletta continua in Malotempo. Il dialetto siciliano pur essendo presente, sembra lasciare sempre più il passo ad un italiano riflettuto e introspettivo, soprattutto per quanto riguarda il narratore. Il dialetto certo è ancora mezzo di comunicazione privilegiato dei personaggi, ma si fa più scarno e funzionale. In questo lo stile rispecchia la narrazione.
Sembra quasi che le parole, e la spinta di curiosità infantile che aveva animato il bellissimo personaggio di Paolino, siano rimaste al Giardino con Filippu in un tempo remoto ed eterno. Questo nuovo Paolo, vittima dei traumi infanti non elaborati perché mai discussi, preferisce rifugiarsi nel silenzio del non-detto. Se in Pelleossa Paolino era alla ricerca di risposte nel mondo esterno, ora in Malotempo la ricerca non può che muoversi in una sola direzione: quella interna della sua propria interiorità.
Prima dell’ultima salita si ferma e guarda verso la Casa Verde. Nella luce del tramonto è tutto rosa, e sente un moto di affetto per questa terra, che sua madre e Calogero sono riusciti a non vendere, a tenere unita. Quando saranno tutti morti, Ciccio ancora vivrà, l’unico dei Rasura che ha fatto fora come dintra. Non parla perché non può parlare, e nel suo silenzio non ci sono segreti.
– Malotempo
Scheda del libro Malotempo

Autore: Veronica Galletta
Titolo: Malotempo
Casa editrice: Minimum Fax
Anno di pubblicazione: 2025
Numero di pagine: 245