
Si nutre di silenzi colmi di pudore, piccoli gesti che celano un mondo di rinunce, carezze che nascondono segreti indicibili. È l’amore di una madre per il figlio. Un cuore che non smette mai di battere.
Nelle profondità più inesplorate di questo battito, alla radice del suo pulsare, si insinua la penna di Thrity Umrigar. Il risultato è Il linguaggio segreto delle carezze, un inno all’amore genitoriale e filiale, al senso che dà alla vita ma anche un dialogo con la propria terra d’origine. Un dialogo che per la scrittrice non si è mai interrotto.
Dal suo esordio con Bombay time nel 2001 al celebratissimo Il canto dei cuori ribelli, Thrity Umrigar ritorna con Il linguaggio segreto delle carezze, edito ancora una volta da Libreria Pienogiorno, a parlarci dell’India dalla sua prospettiva insieme interna ed esterna di espatriata che sa dare la giusta distanza alle cose. Dopo l’indimenticabile protagonista Smita è a un personaggio maschile, questa volta, che affida il difficile compito del ritorno.
La trama del romanzo: il viaggio di Remy a Bombay
Remy si è costruito negli Stati Uniti una vita solida e ricca di successi lavorativi al fianco di Kathy. Tuttavia, quando la coppia si accorge di non poter avere figli, è lì nella sua terra d’origine, a Bombay, che torna con la speranza di esaudire il desiderio di diventare genitori.
Quella che doveva essere una breve visita per conoscere la ragazza che gli avrebbe affidato il suo bambino in adozione, diventa ben presto un ponte verso il passato. Un viaggio che gli permetterà di ricucire i tesi rapporti con la madre Shirin, la donna lunatica e battagliera con cui non è mai riuscito a costruire un normale legame affettivo. Remy scopre infatti che la madre si trova ricoverata in ospedale da settimane: abbandonata dal figlio e senza più stimoli, la donna sembra aver perso la voglia di vivere.
Lontano da quella che ha imparato a chiamare casa, Remy si ritrova confrontato con la delusione di una paternità che diventa sempre più precaria e fisicamente al centro del museo dei fallimenti, quella Bombay in cui ha vissuto i suoi primi anni accanto all’amorevole padre Cyrus, ormai defunto, e una madre che resta il più grande enigma della sua vita. Riuscirà forse a risolverlo grazie a un indizio: il ritrovamento di una vecchia foto segreta.
Il dialogo generazionale tra madre e figlio
Il linguaggio segreto delle carezze è primariamente una storia familiare – e più propriamente di segreti familiari – che si consuma nella privatezza delle quattro mura domestiche puntando, soprattutto, su un doloroso dialogo generazionale tra madre e figlio. Un dialogo che smuove le corde più profonde dell’animo. Quella di Thrity Umrigar è, infatti, una scrittura densa di nodi emozionali, che non esita a porre il lettore, nella sua nudità, di fronte a sentimenti universali come l’istintivo e feroce amore materno “tradito” dalla lontananza di un figlio, ma anche, di riflesso, la commozione di un figlio davanti all’improvvisa debolezza di un genitore che sta invecchiando.
Dalle incomprensioni alla rivelazione, fino alla riconciliazione, la scrittura diventa lo specchio emotivo di come il dolore sia capace di cambiare le persone ma anche di come l’amore possa in parte rimediare.
L’aspetto sociale e il contrasto tra India e Stati Uniti
Sebbene la trama si sviluppi in senso diacronico attraverso flashback sull’infanzia di Remy e i racconti di Shirin, la dimensione prettamente intima del romanzo crea una linea narrativa più statica rispetto alla dinamicità trasversale de Il canto dei cuori ribelli che abbracciava, invece, un più ampio risvolto sociale. Questo significa forse che l’autrice abbia rinunciato questa volta a quel suo tratto distintivo che sa fare di un romanzo di evasione uno specchio per analizzare le dinamiche socio-politiche della sua patria? No, di certo.
Tenerezza e potenza si intrecciano ne Il linguaggio segreto delle carezze nel suo solito ben equilibrato mix. Teneri sono i passaggi sull’amore materno, ma egualmente potenti sono le scene di una metropoli affollata, caotica e diseguale in cui poveri e ricchi vivono fianco a fianco solo affinché la prima categoria possa servire l’altra. Taglienti sono, poi, le riflessioni dell’autrice e giornalista che ci arrivano per tramite di Remy. Insieme allo sguardo critico verso i mali sociali del proprio Paese d’origine Thrity Umrigar sa conciliare un occhio ammonitore alle ipocrisie del Paese di acquisizione, gli Stati Uniti, colpevole di derive che fino a qualche anno fa non si credevano possibili.
Un’India multiculturale: l’esclusione e la comunità Parsi
Questo nuovo libro di Thrity Umrigar non fa eccezione, rispetto alla sua passata produzione, nemmeno per la rara sensibilità con cui fotografa la situazione dei paria, i grandi esclusi dalla società. Siano essi i poveri, persone con disabilità o ancora minoranze etniche il discorso non cambia, l’ingiustizia e il dolore che ne deriva viene mostrato forse con stoica rassegnazione da parte delle vittime, ma con una ribollente rabbia per chi invece sa guardare oltre lo stato ordinario delle cose.
“Senza saperlo, era entrata a far parte della schiera degli esclusi ed emarginati di questo mondo, degli invisibili. Ma rinunciava volentieri a parte di una società tanto superficiale da non riuscire a guardare al di là delle deformità di Cyloo. Da non riuscire a vedere la sua anima. Trattandolo come se fosse meno che umano, tutte quelle persone si erano dimostrate indegne di essere chiamate loro stesse umane.”
Infine, un posto d’onore in tutto il libro è occupato dall’appartenenza della famiglia di Remy alla cultura Parsi – una minoranza etnica all’interno dell’India seguace dello Zoroastrismo – di cui la stessa autrice fa parte. Una commovente nota biografica, dunque, accentuata ancor più dal riavvicinamento di Remy alla comunità attraverso il rituale di preghiere. Ma forse anche quelle stesse preghiere, più che arrivare a un qualche dio, riportano lì dove il cuore batte: all’incondizionato amore di un genitore per i figli.
“Che cosa chiedeva papà quando pregava?, si domandò. Pace nei rapporti con Shirin? Salute? Nel momento stesso in cui si pose quelle domande, si rese conto di sapere la risposta: tutte le preghiere di Cyrus erano per lui, Remy. Nessuno, nemmeno Kathy, lo avrebbe mai amato incondizionatamente come lo aveva amato suo padre, uscendo dal Tempio del Fuoco, quel pensiero lo confortò e nello stesso tempo lo fece sentire orfano.”
Scheda del libro Il linguaggio segreto delle carezze

Titolo: Il linguaggio segreto delle carezze
Autrice: Thrity Umrigar
Editore: Libreria Pienogiorno
Titolo originale: The Museum of Failures, 2023
Traduzione: Valentina Guani
Pagine: 400
ISBN: 979-1282435147
Il verdetto critico di Giochi linguistici
- A chi lo consiglio: a chi ama i romanzi familiari intimi e commoventi. La trama, che ruota attorno al disvelamento di un segreto che viene dal passato, insieme al tema del perdono e della forza dell’amore, ben si adatta ai lettori che cercano evasione ed emozioni. Ma anche coloro che cercano qualcosa in più, come le dinamiche sociali di un Paese diverso dal nostro, non rimarranno affatto delusi. Non è invece adatto a chi cerca una lettura rapida, dinamica e poco riflessiva.
- Parola chiave: legami familiari
- Nota dell’autrice: La casa editrice Libreria Pienogiorno ripropone con Il linguaggio segreto delle carezze la sua consueta linea editoriale d’impatto. Eccelle, infatti, con la grafica di Chiara Brambilla regalando ai suoi lettori una splendida copertina dai suggestivi toni caldi. E riequilibra il peso proporzionale delle emozioni spostando il focus su queste ultime con un titolo che dall’originale The museum of failures diventa, appunto, Il linguaggio segreto delle carezze.



