Calde le pere! di Francesco Guccini: recensione dell’ultimo fluviale commiato

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Calde le pere! Francesco Guccini

Storia di un fiume e di una integerrima fanciulla

Calde le pere! è uscito da appena qualche giorno, il 28 agosto per l’esattezza, per Giunti Editore. Una pubblicazione di fine estate, una tra le tante del catalogo si potrebbe pensare. Si potrebbe, ma si sbaglierebbe. Questa pubblicazione non è una tra le tante, l’aura del sacro sembra avvolgerla per quella consapevolezza di saperla l’ultima opera del nostro Maestro Francesco Guccini.

Una certa solennità ha, perciò, accompagnato questa lettura. In ogni arzigogolata parola, in ogni catena di subordinate il pensiero partiva in automatico alle mille e una volta in cui la sua voce, colonna sonora della nostra adolescenza, aveva saputo dare un nome a quel sentimento che attanaglia e insieme accarezza: la malinconia.

Ma qui è il Guccini scrittore, oltre che uomo, a prendere definitivamente commiato. Il cantante lo aveva già fatto nel 2012 con il suo ritiro dalla scena pubblica. Ci rimanevano però ancora le sue parole fattesi libri. Cittanova blues – l’ostico volume che inaugurò il mio cammino tra i suoi libri – e poi ancora Dizionario delle cose perdute e tanti altri fino al suo penultimo lavoro, il candidato al Premio Strega del 2021, Tre cene.

Un omaggio a Francesco Guccini. I suoi libri e cd

Dunque siamo al capolinea, Calde le pere! è l’ultimo – salvo poi non ritrovare tra le sue carte altri manoscritti postumi, non si sa mai – un racconto brevissimo, quasi un incipit che avrebbe potuto essere inizio di qualcosa e invece ne porta già impressa la fine.

Vi ritroviamo immancabilmente la sua terra, non propriamente la più volte omaggiata Pavana, luogo di confine dell’appennino tosco-emiliano, ma i territori che le stanno attorno dal lato emiliano. E soprattutto c’è lui, fiume di genere rigorosamente al maschile, il Reno.

Il cantastorie nella trama

È il savoir-faire del cantastorie a risuonare già dalle primissime battute. Fin da quel suo modo di ripescare le parole inusitate proprio come il “brogliaccio” di questa storia. E così, in questa prima cornice, Guccini ci racconta di questo brogliaccio – un logoro, raffazzonato, manoscritto – dai contenuti pudicamente erotici e dall’enigmatico titolo Calde le pere!; è in esso, ad un secondo livello metanarrativo, che si trova la novella del sottotitolo, quella del fiume Reno e di Lisetta, l’integerrima fanciulla per l’appunto.

Di che storia si tratti, lo si può riassumere in poche parole. In una caldissima giornata estiva del 1935 Lisetta, per scampare all’afa, si reca con i suoi genitori alla chiusa di Casalecchio, Casalècc sur la mèr. Qui, adagiata sul greto del Reno, avviene il fatto tanto straordinario quanto inspiegabile: Lisetta rimane incinta, proprio del fiume si direbbe.  

Ed ecco che nel rivelarvi la storia si è già persa la magia della sonata. Sì, perché è nel ritmo narrativo, nella ricerca delle parole – comprese quelle arcaiche e i dialettismi di un mondo scomparso – che il testo vive. È forse proprio questa l’operazione più nobile che Guccini compie, quella del recupero della memoria linguistica e culturale per i posteri.

Vi propongo quello che può considerarsi il punto culminante della novella: il ritmo che toglie il respiro ricalca un liricismo bucolico estasiato. Qui, si esprime la fusione di un verace amore per la natura assieme a quello, forse ancora più radicale, per la lingua.

Poi il vento scompigliò, sulle barléde più in basso, le chiome degli anidàni o ontani, delle fiòppe o pioppi e dei salici viminali, regno, giù dalle sponde, dell’elegante inchino del merlo acquaiolo, dei rapidi guizzi del beccapesci o martin pescatore, delle coreografie vibranti della cositrémmola o ballerina, del volo radente, all’imbrunire della rondanina, teso a pascersi di flottiglie di miliardi di muscini fluttuanti, quasi in alcolica ebbrezza, sul pelo dei sassi del fiume.

Il dialetto non si limita a questo estratto, accanto alla sfera campestre quasi grecizzante c’è la concretezza manuale con cui attua un recupero dei mestieri passati, come il nostro Fonso che urla il proprio grido di battaglia: “Donne, correte, a i è al sulfaner (c’è il solfanaio)”. E ancora il fontaniere che sta per idraulico. Qui c’è tutta la precisione di un lessico bolognese perduto, dove scopriamo che smunire sta per sgorgare, e impalugato per otturato, chiedendoci, con la tipica ironia gucciniana, che responsabilità ci sia mai a smunire un lavandino che si è impalugato.

L’universo gucciniano e il commiato

Nel raccontare solo la storia di Lisetta e il Reno si corre però il rischio che altre storie vere o leggende, spesso molto sagaci, vengono eclissate. Storie che Guccini incastra come scatole cinesi nella cornice principale e ci lascia in eredità come una staffetta che va tramandata. Perché Calde le pere! è quel vibrante universo gucciniano fatto di osterie, dell’arte culinaria dell’arrangiarsi dei tempi di guerra e di goliardate che seppur dette senza il filtro della cortesia inclusiva, non sanno offendere.

Leggere Calde le pere! è perciò come quel viaggio fatto con altri amici per congedarsi da un maestro che ci ha cresciuti. Si riconosceranno le sue parole, come quel “mi piace immaginarlo”, si sentirà la sua “Erre” rotata pronunciare R-e-n-o, si riderà per la sua ironia colta, e ci verrà persino in mentequando, in un celebre concerto live, impresso su cd, presentando Al trist disse al pubblico che, se erano disposti ad ascoltare il rock in inglese senza capire un cazzo, potevano fare lo stesso con il dialetto modenese. Ecco la schiettezza dell’uomo che salva la pura lingua, quella della sua terra.

Sì, in fondo c’è un filo invisibile che unisce la Lisetta del 1935, adagiata sul greto e fecondata dal mito, alla carriera del maestro. Ed è proprio ascoltando La ballata degli annegati – una composizione che, pur non essendo la mia preferita in assoluto, si sposa alla perfezione con il testo – che si comprende appieno la natura di questo commiato: l’incedere fluviale del Reno in cui le sue acque ritornano sempre alla sorgente. Come il cerchio della vita.

Scheda del libro Calde le pere! Storia di un fiume e di una integerrima fanciulla

Calde le pere Recensione libro

Titolo: Calde le pere!

Autore: Francesco Guccini

Casa editrice: Giunti Editore

Anno di pubblicazione: 2026

Numero pagine: 96

Verdetto critico di Giochi linguistici

  • A chi lo consiglio: a chi ha trascorso l’adolescenza facendosi cullare dalle canzoni del Maestro e voglia ora mettersi in viaggio un’ultima volta per ascoltare il suo suono puro e terragno. È un libro adatto anche al lettore che sappia apprezzare la nobile arte della novellistica boccaccesca italiana.
  • In una parola: commiato
  • Nota dell’autrice: un’opera brevissima e preziosa, che ha l’urgenza poetica e la dignità solenne del definitivo commiato. Dal punto di vista editoriale, va detto che Calde le pere! era stato già affidato a Giunti dallo stesso Guccini nelle sue ultime settimane di vita, prima della scomparsa il 6 agosto 2026. Inoltre, il metaracconto del manoscritto ritrovato che fa da cornice alla storia non è un mero espediente letterario, ma affonda le radici nella realtà. Guccini aveva dichiarato di essersi ispirato a un autentico brogliaccio goliardico che aveva visionato anni addietro su segnalazione di un amico (il quale ne aveva persino ricavato uno spettacolo di cabaret). Qui il cerchio del Reno si chiude e così il mio omaggio di fan di vecchia data.

Per ritrovare la veracità delle terre emiliane, vi consiglio di leggere la recensione di Sono qui per le amarene, l’esordio narrativo della scrittrice Anna Prandi,

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Debora

Mi chiamo Debora e nel 2024 ho fondato Giochi linguistici, un blog di libri e pensiero critico che tutt'ora gestisco da sola. Ho una laurea in Comunicazione con specializzazione in Filosofia del linguaggio. Inoltre, ho una formazione in giornalismo e una buona conoscenza del mondo editoriale, dove ho svolto attività di tirocinio. Oltre all'evidente passione per i libri, e per le lingue straniere (ne parlo 3), ho esperienza nel digital marketing.