
Nella sua ora più buia, proprio quando è alle prese con un lutto impossibile da elaborare, Sharko si trova a fare i conti con un delitto legato a doppio filo proprio con la fede o, meglio, con la sua perdita.
Lutto di miele, dal 14 luglio in libreria per Fazi editore, è la naturale continuazione cronologica di Treno infernale per l’angelo rosso. Sette anni narrativi dividono l’uno dall’altro. Sei di questi Sharko li aveva trascorsi cercando di rifarsi una vita con la sua traumatizzata moglie Suzanne e la loro piccola Eloïse, lontano da Parigi e dalle sue indagini. Anni cancellati di colpo quando Suzanne, forse intenzionalmente, si lancia con sua figlia sotto un’auto.
Ad un anno da quel tragico giorno la sua crisi è ancora viscerale: insieme alla fede Sharko rischia di perdere anche se stesso. Perciò, lasciato senza altre alternative, ritorna a fare quello che gli riesce meglio: indagare. Come se fosse la sua sola ancora di salvezza, si butta a capofitto nel caso.
«Tu non sei credente, Franck, o sbaglio?». «Lo ero, ma le mie mani son ormai decisamente senza fede…».
Indice dei paragrafi
L’indagine di Sharko in Lutto di miele
Uno scenario biblico contorna la nuova indagine di Sharko, e l’estetica della scena del delitto di certo non fa eccezione. Come sempre Thilliez riserva una cura maniacale alla composizione di ogni macabro dettaglio presente. L’effetto finale, se fosse un quadro, sarebbe quello di una composizione di una natura morta barocca: un corpo di donna inginocchiato in un confessionale di una chiesa, nudo e completamente rasato, sette falene le circondano il capo.
Il corpo della donna è così disposto da puntare con il dito alla volta della chiesa: lì l’assassino ha lasciato un inquietante messaggio cifrato ispirato dal libro dell’Apocalisse, un nuovo enigma per Sharko da risolvere. Il primo tassello del puzzle appare distintamente quando si scopre la causa della morte. La donna non è perita in seguito a ferite esterne, ma il suo corpo è per così dire imploso dal di dentro per una rara forma di malaria. Una malattia chiaramente indotta dall’assassino che si avvale quindi di mezzi impropri, e che richiedono tempo e conoscenze in parassitologia per essere messi in atto.
Questi, più un altro messaggio nascosto nell’orecchio della vittima, sono i pochissimi indizi a disposizione del commissario, sufficienti, però, a mettere in moto il suo istinto di segugio. In una vertiginosa serie di events che coprono l’arco temporale di pochi giorni Sharko, affiancato dalla sua squadra, segue delle piste nell’ambito del traffico di insetti illegali (e pericolosi), alcune apparentemente infruttuose e sconclusionate ma che si riveleranno poi aggiungere un ulteriore tassello di puzzle verso la soluzione dell’enigma.

Tra il vecchio e il nuovo Thilliez
Lutto di miele, titolo originale Deuils de miel, è comparso per la prima volta in Francia nel 2006, fa parte dunque della primissima produzione di Franck Thilliez. Dal punto di vista cronologico è il suo terzo libro ma se si considera la saga di Sharko è il secondo. Per una maggiore immersione nella produzione dell’autore vi consiglio di leggere l’articolo sulla storia editoriale di Thilliez.
L’uscita di questo romanzo contribuì a fargli conquistare una posizione di successo nell’universo del polar francese. E infatti, se ho definito “embrionale” il suo esordio Treno infernale per l’angelo rosso, con Lutto di miele ci troviamo ad un altro livello, non ancora quello altissimo di 1991, ma Thilliez dimostra comunque di essere sulla giusta strada.
Lutto di miele se ne sta nel mezzo tra i due libri anche per altre ragioni. Se la continuità tematica rispetto al precedente Treno infernale per l’angelo rosso è lampante, con chiari riferimenti a quest’ultimo, anche i punti di contatto con il suo futuro 1991 non sono per niente trascurabili. Temi come i riti vudù e la polvere di zombi, qui solo accennati, verranno poi ampiamente sviluppati nel prequel.
Cosa funziona? L’estetica del dark e i congegni narrativi
Le storie di Thilliez sono dei veri e proprio congegni narrativi a orologeria, sapientemente assemblati e visivamente potenti. È forse questa fascinazione nei confronti della geniale ed elaboratissima crudeltà applicata con rigore scientifico sui corpi delle vittime a spingere il lettore verso il passo che fa travalicare il confine dal gratuitamente macabro e insopportabilmente riprovevole verso il riconoscimento di un’estetica formale del dark.
Qui c’è chiaramente un sentimento di “ammirazione” che si mescola alla repulsione.
Lo specifico congegno narrativo che è Lutto di miele, oltre a questi elementi, si avvale di un’originalità quasi preveggente. Thilliez introduce il tema dei microorganismi parassitari, portatori di virus capaci di uccidere intere popolazioni. Con il coronavirus la constatazione di Sharko sulla fragilità umana, durante la sua visita al laboratorio di massima sicurezza di parassitologia, sarebbe diventata 14 anni più tardi un’amara realtà per il mondo intero.
Partenza per un altro pianeta, per un mondo ostile dove l’uomo, il più grande predatore della storia, si vedeva relegato al ruolo di preda inoffensiva. Con la mia Glock e il mio tesserino della polizia mi sentivo assolutamente ridicolo.
Sempre in questo contesto della visita di Sharko al laboratorio vi segnalo questa vertiginosa mise-en-abyme che da amante dei giochi di parole non poteva sfuggirmi:
Dietro i monitor di controllo, altri uomini li osservavano, osservati a loro volta da telecamere a muro. Il sorvegliante che sorveglia il sorvegliante che sorveglia il sorvegliante, il tutto sorvegliato da un sorvegliante.
La simbologia e la psiche di Sharko
A muovere l’intera struttura è anche una fitta rete di rimandi simbolici. Il caso più eclatante è la ricorrenza ossessiva del numero sette (sette falene, siete anni di distacco, i sette peccati capitali che compariranno nel finale). Nell’ambito dell’indagine, questo numero per la sua forte valenza simbolica viene fin da subito inserito nel contesto del libro dell’Apocalisse, per poi scoprirsi invece più vicino alla schizofrenia dei personaggi.
Questo meccanismo, per niente isolato, è lo specchio di una narrazione che procede per ossessioni. L’andamento dell’indagine, così contorto e frammentario, riproduce proprio un gioco di specchi volutamente opaco. Lutto di miele nella sua interezza finisce per ricalcare intimamente la psiche di Sharko, schizofrenicamente scissa tra il richiamo alla vita – sia essa anche solo quella lavorativa – e il baratro del trauma privato. La caccia all’assassino diventa così una dolorosa proiezione del suo stesso disordine interiore.
Cosa non funziona?
Se l’impianto visivo è indubbiamente potente, dal punto di vista strutturale emergono alcune forzature. Thilliez tende a inserire scene madri ad altissima tensione – con Sharko che si avventura da solo in ambientazioni notturne ed ostili – che, pur possedendo un’innegabile efficacia cinematografica, finiscono per appesantire il ritmo della lettura e smorzare il realismo procedurale.
[Spoiler!] Il punto critico del finale
Il punto critico più evidente risiede però nella gestione del finale con relativa rivelazione del colpevole. La risoluzione dell’enigma rischia di deludere il lettore, a cui non viene mai concessa una reale chance di risolvere il mistero: il colpevole, infatti, non fa parte dei personaggi presentati nelle premesse, ma viene introdotto come un elemento esterno all’architettura iniziale della storia.
A questo riguardo ho avuto l’impressione che Thilliez abbia voluto sopperire all’eccessiva facilità con cui si palesava già dalle prime pagine l’assassino nel precedente Treno infernale per l’angelo rosso, finendo purtroppo per eccedere nel senso opposto e privando chi legge del piacere del giallo deduttivo.
Si nota inoltre una certa fretta e mancanza di spiegazione del finale. Mi riferisco anche alla non-chiusura di alcune linee narrative, come quella del possibile contagio da malaria dell’intera squadra del numero 36. A causa di ciò il puzzle finale sembra completarsi solo a metà.
Lutto di miele vale una lettura?
Vi starete chiedendo se Lutto di miele vale lo stesso una lettura. Complessivamente il fascino della saga di Sharko, che come sappiamo già arriverà a livelli altissimi, non ne viene intaccato, se non lievemente nella fase finale. Anzi, il lettore si predispone già con fremente attesa alla prossima avventura dell’ombro
so commissario, che sappiamo non essere più solo ma in duo con un altro storico personaggio creato da Thilliez, Lucie Hennebelle. Se siete curiosi di scoprire come si intrecceranno le loro storie, vi rimando alla mia guida completa al crossover tra Sharko e Hennebelle.
Scheda del libro Lutto di miele

Titolo: Lutto di miele
Autore: Franck Thilliez
Casa editrice: Fazi Editore
Anno di pubblicazione: 2026
Numero di pagine: 300
Traduzione di Daniela De Lorenzo
Titolo originale: Deuils de miel
Il verdetto critico di Giochi Linguistici
- A chi lo consiglio: Ai lettori accaniti di polar che desiderano esplorare la prima produzione di Thilliez e comprendere come il lutto e l’ossessione biologica si fondano nel motore viscerale di un’indagine poliziesca.
- Parola chiave del romanzo: Asimmetrico.
- Nota dell’autrice: Un’opera magnetica in cui l’asimmetria non è solo anatomica – come il cuore a destra che unisce Vincent e la bambina immaginaria – ma strutturale. Thilliez evoca un’estetica del dark potente, ma “bara” con le regole del genere non presentando l’assassino nei personaggi iniziali; una sovracompensazione evidente per rimediare alla prevedibilità dell’esordio, che priva chi legge del piacere della sfida deduttiva. Lutto di miele finisce così per somigliare a un bellissimo abito d’alta moda indossato purtroppo con le scarpe spaiate.



