Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse

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Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse

Hermann Hesse scrisse Narciso e Boccadoro nel 1930, otto anni dopo il suo più grande successo, Siddharta, e a soli tre anni di distanza da un’altra grande opera, Il lupo della steppa.

Questo è un periodo, della turbolenta vita dell’autore, in cui la sua crisi esistenziale – con picchi di pensieri suicidari che si riflettono, soprattutto, nell’ultimo romanzo citato – sembra ormai alle spalle. In Svizzera dove risiede già dal 1919 sembra aver lentamente trovato un equilibro al cui centro si trova la relazione con quella che diventerà la sua terza moglie, Ninon Dolbin Ausländer. Ninon è una critica d’arte e accanto a lei Hermann Hesse intensifica la sua attività di pittore d’acquarelli, iniziata nel periodo successivo alla Prima guerra mondiale come forma terapeutica.

Questa ritrovata serenità non sembra però rispecchiarsi nelle sue opere. Almeno non del tutto. Se l’arte visiva, intesa come connessione con il mondo spirituale, entra a far parte della sua produzione letteraria, l’affannosa ricerca di un senso che ha caratterizzato le sue prime opere rimane una costante anche in quelle della maturità. Così come, del resto, lo rimane la bellezza stilistica delle riflessioni filosofiche che vengono fuori, soprattutto, dai fitti dialoghi che intraprendono i suoi personaggi. Il libro Narciso e Boccadoro, in entrambi i sensi, non fa, quindi, eccezione.

Riprendendo le tematiche di Siddharta (der Suchende), dell’uomo che si mette in cammino nel tentativo di esperire il tutto (sensoriale), Hermann Hesse prosegue il proprio di cammino spirituale e letterario.

Proprio questa dimensione spirituale-religiosa, indissolubilmente legata alla componente biografica dell’autore, resta, quindi, un caposaldo anche di quest’opera. Il misticismo orientale di Siddharta si dissolve, però, a vantaggio di un cattolicesimo di matrice propriamente medievale. Tale è infatti il periodo storico che fa da scenario a Narciso e Boccadoro.

Ma se tanto il protagonista di Siddharta quanto quello de Il lupo della steppa sono personificazioni uniche e viventi del dissidio tra spirito e corpo, ragione e sensi, erudizione e arte, in Narciso e Boccadoro si ha una scissione, il conflitto si materializza in due personaggi contrapposti ma complementari: Narciso, l’erudito, da una parte; Boccadoro, il sensuale, dall’altra.

Proprio l’aggiunta di questi due personaggi, entrambi protagonisti, anche se non in parte equa, porta alla ribalta, proprio al centro della storia, un tema che era rimasto piuttosto poco sviluppato nelle opere precedenti. Mi riferisco alla tematica dell’amicizia maschile, ma forse si potrebbe anche chiamarlo amore.

Riassunto breve

Nell’abbazia di Mariabronn, in una Germania aspra e medievale, avviene un incontro tra due anime speciali. Narciso è un giovane erudito assistente-professore della scuola, Boccadoro è un suo tormentato e affascinante allievo; tra i due nasce un’amicizia più profonda di ogni differenza caratteriale, più forte delle barriere spaziali che Boccadoro dovrà erigere tra di loro, nell’esistenziale ricerca di se stesso. 

Narciso e Boccadoro trama completa

L’incontro tra Narciso e Boccadoro

L’abbazia di Mariabronn, con annessa scuola, ha visto nel corso dei decenni succedersi generazioni su generazioni di studenti. Alcuni, a studi conclusi, ritornano alla vita mondana, altri rimangono votando la loro esistenza a Dio. Tra questi c’è Narciso un ex studente che sebbene sia ancora un giovanissimo novizio è già diventato assistente professore della scuola. Narciso è dotato di una grande intelligenza, eccelle nelle materie filosofiche così come nel greco e latino. Ma definirlo solo un erudito sarebbe una limitazione, Narciso possiede, infatti, quella capacità, così rara, di saper leggere nell’animo umano cose che allo stesso soggetto non sono manifeste.

Un giorno, scortato da suo padre, arriva al monastero un nuovo studente, avvenente e sensuale, il suo nome è Boccadoro. Il giovane è giudizioso e si applica, soprattutto vorrebbe consacrarsi alla vita monastica per esaudire il desiderio del padre. Nonostante i suoi buoni propositi, però, appare chiaro che questa non è la strada giusta per lui. Ed è proprio Narciso a farglielo capire. Tra i due, maestro e allievo, nasce ben presto un’intensa amicizia, profonda e piena di fitte conversazioni in cui Narciso assume il ruolo di mentore e terapeuta e Boccadoro quello di paziente. C’è, infatti, nel passato di Boccadoro, un trauma che chiede disperatamente di essere sanato.

Boccadoro, grazie all’aiuto di Narciso, riesce a recuperare i ricordi legati a sua madre, una donna passionale che per seguire i suoi istinti ha lasciato lui e suo padre. Boccadoro comprende così, che il suo destino è, come lo fu per sua madre, quello di seguire i suoi sensi. Animato da una prima fugace esperienza sessuale con una ragazza incontrata nei boschi, Boccadoro prende commiato da Narciso e si lascia alle spalle la vita nella scuola.

Il vagabondaggio

Per Boccadoro inizia un lungo cammino fatto di erranza e asperità, nel suo vagare non c’è nessuna meta da raggiungere, ma se vogliamo “il fine” sta nel viaggio stesso. Durante il suo vagabondaggio per i boschi della Foresta nera, Boccadoro entra in contatto con molta gente. Inizialmente incontra soprattutto contadini, a loro si rivolge per ottenere un po’ di cibo, e puntualmente si ripete il pattern iniziale di amori fugaci, consumati con donne sposate. Un pattern che sembra confermare che la sua è innanzitutto una ricerca dell’archetipo della madre, visto che una reale esperienza madre-figlio gli fu negata.

Il destino di Boccadoro come seduttore seriale si ripropone ancora una volta quando trova rifugio a corte di un cavalliere. Il ricco signore ha due figlie Lydia e Julie; dopo un iniziale storia con la maggiore, Boccadoro finisce per sedurle entrambe e per questo dovrà lasciare i comfort che il castello gli aveva offerto.

Dopo quest’esperienza protetta, Boccadoro si ritrova di nuovo libero nella foresta, ma esposto a tutte le intemperie. Nel suo punto più basso di questa lotta per la sopravvivenza si vede persino costretto ad uccidere un uomo, suo breve compagno di viaggio, che aveva tentato di derubarlo.

La scoperta dell’arte

Giunto in una chiesa, in preda alla disperazione, Boccadoro ritrova la spinta verso la vita grazie ad un’esperienza quasi mistica, ma che si può spiegare, forse, più semplicemente con la bellezza dell’arte. Boccadoro si ritrova, infatti, di fronte ad una statua di Madonna che lo estasia per la sua perfezione. Si convince perciò che la sua strada sia diventare un artista e per imparare si reca da Maestro Niklaus, colui che aveva realizzato la statua.

A questo punto inizia per Boccadoro il periodo di massima stabilità: ha un tetto sulla testa, guadagna il suo proprio pane e, soprattutto, diventa un vero artista. Boccadoro, però, non è fatto per una vita preimpostata, né vuole barattare la sua arte per soldi. Dopo aver realizzato la sua miglior opera, una scultura che cattura i tratti di Narciso, il suo animo tormentato lo richiama alla strada. Così ritorna ad essere il Wanderer.

Oh vita errante, oh libertà, oh brughiera rischiarata dalla luna e tracce di animali scrutate con attenzione sull’erba grigia e umida al mattino! Lì in città, dove la gente era stanziale, tutto era così facile e costava così poco, anche l’amore. […] Quella vita aveva perso il suo senso, era un osso senza midollo. […] Con un’ondata violenta lo afferrò il sentimento della transitorietà, che aveva saputo tormentarlo tanto spesso.

– Narciso e Boccadoro Hermann Hesse

Il finale: ritorno a Mariabronn

Dopo diverse avventure, che si spalmano in un arco temporale di anni, Boccadoro trova e perde ancora l’amore, sperimenta la sofferenza e la morte di persone care, vive ed esce incolume dalla peste, tutto senza mai poter appagare il suo tormento interiore, la ricerca della madre, che mette in moto tutto il suo girovagare. Quando ormai inizia ad invecchiare e la sua vita appare appesa ad un filo per essersi cacciato nei guai – ancora a causa della sua mania di intrattenere rapporti con donne sposate –, ecco che arriva Narciso, che ora è divenuto abate, a salvarlo.

Narciso riporta Boccadoro all’abbazia e qui, solo dopo aver vissuto altre brevi avventure, giungerà il momento del commiato. Boccadoro si spegne nel monastero, accanto all’amico di un tempo, e le parole che condensano il suo addio rendono già da sole il romanzo meritevole di essere letto, se si dovessero avere ancora dei dubbi.

Ma come morirai tu, Narciso, se non hai una madre? Senza madre non si può amare. Senza madre non si può morire.

Così termina la ricerca di Boccadoro, la sua spinta sensoriale si arresta e per Narciso resta la consapevolezza che, nonostante la sua vita sia stata dedita alla sola erudizione, attraverso Boccadoro, anche lui abbia conosciuto l’amore.  

Scheda del libro Narciso e Boccadoro

Libro narciso e boccadoro trama e riassunto

Titolo: Narciso e Boccadoro

Autore: Hermann Hesse

Casa Editrice: Mondadori

Anno pubblicazione edizione letta: 2022

Anno pubblicazione prima edizione: 1930

Numero di pagine: 312

Traduzione di Margherita Carbonaro

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