
Duecento pagine conturbanti, non convenzionali, eccentriche, in altre parole, stregate. In essenza questo si presenterà al lettore che voglia intraprendere la lettura de La strega, sesto romanzo, in ordine cronologico, della scrittrice francese Marie NDiaye, pubblicato per la prima volta nel 1996.
Un libro con qualche decennio addosso, dunque, tuttavia tornato recentemente in auge – ne avrete sicuramente sentito parlare – per mezzo dell’International Booker Prize, di cui quest’anno è stato finalista, e ancor prima per merito della casa editrice Prehistorica che nel 2025 l’ha fatto conoscere al pubblico italiano con una traduzione di Antonella Conti.
Dicevamo eccentrico, non convenzionale forse sono questi aspetti a rendere ancora più difficile sintetizzare la trama. Ma iniziamo, Innanzitutto, dalle cose semplici.
Trama – Lucie, la protagonista del libro, è, tra le altre cose, una strega. Una strega mediocre, come lei stessa si definisce, dai debolissimi poteri che consistono in una divinazione che non le permette di vedere concretamente gli eventi del passato e del futuro, ma di cui riesce solo a cogliere particolari insignificanti. La visione di questi dettagli è accompagnata dallo scorrere di lacrime sanguinolente.
Lucie oltre ad essere una strega è anche una figlia, che ha ereditato i suoi poteri dalla linea materna, e una madre lei stessa, che desidera, a sua volta, tramandare il dono alle sue due figlie gemelle di 12 anni.
Le gemelle sono sveglie ed apprendono in fretta, sono tuttavia disinteressate e distaccate dalla madre. Il marito Pierrot, anche lui estraniato dal nucleo famigliare, sembra disgustato da queste stregonerie.
Divinazione a parte, il pattern della mancanza di affetto e intimità famigliare si ripete anche nella vita di un ospite portato una sera a casa da Pierrot e, ancora, nella famiglia dell’ingombrante vicina Isabelle, che vede suo figlio e il marito solo come un ostacolo ai suoi onnipresenti bisogni.
L’infelicità famigliare porta in entrambi i casi ad un inevitabile abbondono, da parte di Pierrot nel caso di Lucie, e di Isabelle stessa nel secondo caso. Ma ecco che dal momento dell’abbandono le cose si fanno sempre più strane. Lucie invece di reagire in qualche modo all’abbandono del marito, si imbarca nella bizzarra missione di voler salvare il matrimonio dei suoi genitori, naufragato per giunta già da 5 anni.
La narrazione, lo si capirà bene, prende strade inaspettate e imprevedibili tra abbandoni, partenze, incontri e rincontri surreali, quasi da scenario onirico, si direbbe. Ed è proprio questa la sensazione costante, da un certo momento narrativo in poi: Lucie, la nostra eroina a metà, sembra come essere intrappolata in un sogno/incubo. Ma posso già dirvi che di realtà onirica non si tratta.
Il momento del twist narrativo è segnalato anche da un cambio di luoghi. Dal tranquillo quartiere residenziale di una piccola cittadina francese, la scena si sposta prima a Parigi e poi in altre città francesi. Con lo spazio anche la dimensione temporale sembra estendersi indefinitivamente a causa dei molti imprevedibili eventi che si susseguono in un arco temporale piuttosto ristretto.
Su tutto, stupisce la massima naturalezza e pacatezza con cui Lucie subisce le vicende, anche quando le cose si fanno davvero desolanti e infurianti. La strega, al contrario delle sue Tre donne forti – romanzo del 2009 con cui l’autrice ha vinto il prestigioso Premio Goncourt – è, piuttosto, remissiva. Si direbbe, quasi, sopraffatta da un senso di fatalismo.
Il tema dei poteri occulti, lo stigma sociale che ne deriva, e i difficili rapporti famigliari con le loro sottili dinamiche di potere rimangono il filo conduttore, ma tra i colpi di scena e l’assurdità delle cose che capitano soprattutto nel finale si rischia di perdersi.
Perciò mi sembra che La Strega sia fondamentalmente un libro da apprezzare per la bellezza della sua prosa, l’uso, anche esso non convenzionale, di una lingua letteraria squisitamente intima, capace di spezzare con l’ordinario.
Ma non era doveroso consolare i propri figli quando un padre andava via di casa, confortarli e amarli con ancor maggiore tenerezza? Mi era sempre sembrato che Maud e Lise vivessero costantemente in un mondo ipotetico e lontano, quello della loro gloria futura, dove gli incidenti del presente non trovavano posto, anzi dovevano essere considerati con distacco o disprezzo e spezzati via con un bel gesto risoluto.
– La strega di Marie NDiaye
Sì, perché La strega non è uno di quei libri che si legge di testa, non si lascia ricondurre a nessuna logica ed il lettore che voglia farlo, opporrà solo resistenza là dove è, invece, richiesto di assaporarne il virtuosismo narrativo e un uso magistrale del realismo magico.
Scheda del libro La strega di Marie NDiaye

Titolo: La strega
Autore: Marie NDiaye
Casa Editrice: Prehistorica Editore
Anno di pubblicazione: 2025
Anno pubblicazione prima edizione: 1996
Numero di pagine: 200
Versione originale: La sorcière
Tradotto da Antonella Conti



