
Interrogare il futuro con ansia serve a ben poco.
Non è la profezia di una sonnambula a determinare il corso delle cose, ma il coraggio e la generosità con cui ciascuno di noi affronta la vita scrivendo così il suo pezzo di storia.– La sonnambula di Bianca Pitzorno
Le storie, queste eterne compagne degli uomini, a volte nascono dalla dura disciplina, ricerche e costanza, altre volte le portiamo con noi inconsapevoli e ad un dato momento sembrano come sgorgare da sé per riversarsi su un foglio bianco.
Ci sono dei casi, poi, in cui il processo creativo nasce da un’immagine che balena in testa o da un semplice oggetto. E da quel tangibile punto, si direbbe un dettaglio, lo scrittore ne costruisce un mondo. A questo riguardo ce ne sarebbero esempi da fare, ma per affinità di genere letterario con il libro di cui qui si tratta, vorrei citare La portalettere in cui Francesca Giannone racconta di aver ritrovato un biglietto da visita di sua nonna, che era appunta stata una portalettere di professione, e di aver da qui sviluppato l’idea per il romanzo.
In maniera molto analoga nasce il libro La sonnambula di Bianca Pitzorno. Al contrario di Francesca Giannone, che era al suo esordio, Bianca Pitzorno è una traduttrice e scrittrice già affermata. Con un focus prevalentemente sulla letteratura per bambini.
Da un oggetto rinvenuto tra le cose appartenute alla sua bisnonna, dunque, prende avvio il viaggio narrativo de La sonnambula. Quale sia l’oggetto in questione e come influisca sulla storia lo scoprirete nella trama.
Trama de La sonnambula
L’oggetto da cui prende ispirazione la trama de La sonnambula è un ritaglio di un annuncio su un giornale della Sardegna di fine Ottocento. Qui vengono reclamizzati i servizi a pagamenti di una certa “sonnambula”. Che servizi possa offrire una sonnambula è presto detto, se si conosce il significato del termine all’epoca. Sonnambula è colei che ha doto di veggenza, detta anche magnetismo nel libro, o divinazione.
Da questo annuncio reale, dunque, Bianca Pitzorno imbastisce la storia immaginaria di Ofelia Rossi, la sonnambula, per l’appunto.
Attraverso dei feedback scopriamo che Ofelia Rossi è una donna dell’alta borghesia di fine Ottocento. Ha vissuto i suoi primi anni a Vibrona e già in tenera età è stata vittima di strani attacchi che la lasciavano stravolta e incosciente ma capace di prevedere degli eventi nefasti destinati ad accadere a persone da lei conosciute.
Noi la ritroviamo, nel presente narrativo, a Donora – nome fittizio di un paese della Sardegna, probabilmente Sassari – in cui ha trovato rifugio da un marito che la maltrattava e l’aveva sposata solo per sfruttare le sue doti di veggente.
A Donora Ofelia si è fatta una nuova vita, ha preso in affitto una casa, ha una domestica e di pomeriggio si occupa delle sue clienti. Non si può però dire che offra delle reali consulenze di divinazione. La donna, seppur in passato abbia avuto degli episodi divinatori, non ha la capacità di indurre le visioni a suo piacimento. Perciò le sue prestazioni si potrebbero ridurre ad un meschino atto di ciarlataneria, se non fosse che, in fondo, Ofelia offre supporto emotivo e un orecchio sempre attento e partecipe alle pene delle sue clienti.
Dalle cronache di queste signore – dettagliatamente esposte dall’autrice – viene fuori un quadro degli usi e costumi dell’epoca, dei vizi e delle aspirazioni sociali e in alcuni casi anche di qualche evento storico che ha interessato l’isola, tra pirateria e brigantaggio. Uno dei nodi della narrazione è la marcata distinzione di classe che vede i nobili caparbiamente arroccati nei loro privilegi, la borghesia sempre più determinata a farsi spazio e il popolo escluso da tutto fuorché la miseria.
Da romanzo storico-sociale, La sonnambula si trasforma in un romanzo rosa, quando tra le clienti di Ofelia si presenta per la prima volta un uomo, Corrado, un vedovo inconsolabile per la perdita della giovane moglie. La consolazione arriverà proprio da Ofelia, ma prima i due dovranno affrontare qualche avversità. In pieno stile feuilleton, si direbbe.
Recensione
La sonnambula è tra i finalisti del Premio Strega 2026. Uscito a gennaio di quest’anno, ha conquistato nei primi mesi le classifiche dei più venduti.
Sicuramente è una lettura piacevole, anche grazie alla bella penna della scrittrice. In alcuni passaggi, tuttavia, l’ho trovato un po’ troppo esplicativo – come quando per confermare il piano del marito, fa ritrovare ad Ofelia degli scritti di quest’ultimo – alcune lungaggini di questo tipo sono immotivate e stancano il lettore.
Per il resto, La sonnambula mi sembra inserirsi bene in quel filone di libri che esaltano la forza delle proprie eroine e il potere tutto al femminile. L’introduzione della tematica della violenza di genere e la conseguente fuga di Ofelia vanno in questa direzione.
Una nota arricchente per la narrazione è offerta, oltre che dal notevole lavoro di ricerca storico-sociale della Sardegna di fine Ottocento, dall’incursione dell’autrice nella storia, verso la fine del romanzo. Queste note dal sapore postmoderno, se vogliano, le ho trovate brillanti.
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un altro candidato al Premio Strega
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Non chiedetevi a quale genere appartiene questo romanzo, ma abbandonatevi al piacere di una narrazione che Bianca Pitzorno mantiene in equilibrio tra realtà e invenzione: come un’acrobata tra romanzo picaresco, sentimentale, fantastico e storico, riattraversa tradizioni popolari e colte, ne ribalta le convenzioni e ci trascina in una sarabanda sorprendente, dove ogni frammento si fonda su un dato storico e si fonde con l’invenzione romanzesca.
La vicenda della Sonnambula nella Sardegna di fine Ottocento sfugge al pittoresco perché radicata in ricerche d’archivio e memorie familiari; evita gli stereotipi del femminile perché le protagoniste sono donne normali ed eccentriche, che nei consulti con la Sonnambula trovano il coraggio di sottrarsi alla sottomissione ai costumi tradizionali. Geniale è la rappresentazione della relazione fra la Sonnambula e le sue clienti come una “terapia di parola”: forse nessun potere sovrumano, ma la capacità di ascoltare e trarre consigli preziosi. Così il lettore sospende l’incredulità di fronte a personaggi reali più fantastici degli inventati, fino al lieto fine che rovescia i ruoli di genere nella libertà nomade del circo.
– Secondo la proposta di Roberta Mazzanti
Scheda del libro La sonnambula di Bianca Pitzorno

Titolo: La sonnambula
Autore: Bianca Pitzorno
Casa editrice: Bompiani
Anno di pubblicazione: 2026
Numero di pagine: 416
Vi lascio un link alla pagina del Premio Strega dedicata alla Pitzorno



