L’enigma della camera 622 di Joël Dicker: trama e recensione

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L'enigma della camera 622 di Joël Dicker

Uscito in Francia nel maggio del 2020, L’enigma della camera 622 è stato, come succede sempre con i libri di Dicker, tradotto e pubblicato in gran fretta anche in Italia, tanto da apparire per La nave di Teseo già a giugno dello stesso anno, quasi in contemporanea si direbbe.

Sebbene L’enigma della camera 622 non sia l’ultimo libro di Joël Dicker – nel frattempo l’autore ginevrino ne ha pubblicati altri tre – in un certo qual modo, e più precisamente nell’accezione che descrive una fine, resterà per sempre l’ultimo.

L’enigma della camera 622 è infatti il libro che ha portato a termine la fortunata collaborazione tra l’autore e la storica casa editrice francese sita nell’ottavo arrondissement, le Éditions de Fallois. La casa editrice, che non sopravviverà di molto alla morte del suo fondatore Bernard de Fallois nel 2018 e alla decisione di Dicker di lasciarli, chiuderà nel 2021. Ma il sapore del commiato lo si ritrova già tutto qui nel ricordo alla memoria di Fallois, a cui per altro il libro è dedicato. 

L’enigma della camera 622 se gli si vuole attribuire anche un più allegro primato, oltre che una chiusura, è il primo libro in cui Joël Dicker si distacca dagli scenari del New England per far entrare, come maestoso sfondo della storia, la sua terra natale, la Svizzera.

Trama: L’enigma della camera 622 di Joël Dicker

La Svizzera, dunque, nostra vicina e madre degli orologi di precisione, del gustoso cioccolato e dei colossi bancari. Una visione stereotipata? Forse, eppure è proprio da una banca che prendono avvio e si dipanano le intricatissime vicende della trama. Da una banca e da un hotel sulle Alpi, svizzere, si intende.

È proprio l’autore e narratore, parte integrante della storia, a recarsi in questo hotel sulle Alpi, più precisamente a Verbier. Sta vivendo un periodo di stallo, la sua ragazza Sloane l’ha lasciato, la scrittura del suo nuovo romanzo avanza a fatica ed in più ha anche un lutto da elaborare – quello veritiero del già citato editore –.

Qui incontra una giovane donna, Scarlett, e siccome una chiacchiera tira l’altra i due si ritrovano ad investigare su un cold case avvenuto proprio nell’hotel in cui soggiornano: qualche tempo prima una persona era stata ritrovata morta nella camera 622. Nonostante i tentativi della polizia, non si era riusciti a scoprire chi fosse l’assassino, ma ciò che era stato stabilito per certo è che il delitto era legato ad una nota banca di Ginevra, la Ebezner, dal nome del suo fondatore.

A questo punto c’è una precisazione da fare: non solo non conosciamo il colpevole, come buona norma del genere giallo, ma Dicker terrà il lettore in sospeso per più di metà del libro anche sulla stessa identità del morto. Il lettore darà per scontato, poi, crederà di aver capito ma in fondo sarà impossibile prevederne l’identità.  

Lo scrittore fiuta l’opportunità di scriverci su un libro e insieme alla sua nuova, entusiasta, senonché bella aiutante si mette ad indagare.

Ora sarebbe opportuno introdurre una seconda, e doppia, trama, quella del caso da risolvere. Dicker va, infatti, indietro nel tempo, e mette in scena una narrazione che si dipana su due piani temporali. Da una parte tutta la settimana che precede l’omicidio e dall’altra i 15 anni precedenti.

Queste due narrazioni si alternano, insieme alla cornice metanarrativa principale.

Veniamo così introdotti ai personaggi e alle loro dinamiche all’interno della banca Ebezner che sta per votare per il nuovo presidente: Macaire Ebezner è il maldestro erede della banca ma non è ancora sicuro che ne diventi il presidente, sua moglie Anastasia intrattiene una relazione extraconiugale con Levi Levovitch, brillante collega di Macaire molto più adatto di lui alla presidenza. Inoltre, ci sono tutta una serie di personaggi qual i membri del consiglio di cui fa parte il losco Sinior Tarnogol.

Anche il Palace Verbier è molto più implicato di quanto possa sembrare, infatti, oltre ad essere stato il luogo del delitto, è lì che 15 anni prima, tra cuori infranti e ricchezze espropriate e riappropriate, si erano decise le sorti dei personaggi.

Analisi e recensione del romanzo

“L’uomo che sa farti ridere, sa farti vivere, perché non c’è cosa più bella”
“E perché?” aveva chiesto lei, divertita.
“Perché la risata è più forte di tutto, perfino più forte dell’amore e delle passioni. La risata costituisce una forma di perfezione immutabile. Non la rimpiangi mai, la vivi sempre pienamente.
Quando finisce, sei sempre soddisfatto: ne vorresti ancora, ma senza reclamarne di più. Perfino il ricordo delle risate è sempre piacevole”

L’enigma della camera 622 di Joël Dicker

Tra metanarrazioni, racconti ad incastro, travestimenti e amori totali, Joël Dicker mette in scena un thriller dai contorni soft, più tendente al romanticismo e all’esaltazione dell’effetto sorpresa sul lettore che alla tensione vera e propria.

Le atmosfere di una terra elvetica pingue e lussuosa richiamano in qualche modo i raffinati romanzi gialli di Martin Suter. Un accostamento che si potrebbe riproporre anche per quanto riguarda l’introduzione delle gag umoristiche del duo Macaire e Jean-Bénédict (il cugino di Macaire). Ma ci sono anche, in questo libro di Dicker, dei punti narrativi più alti. Mi riferisco alla metanarrazione, esplicata alla fine, ma già chiara fin dall’inizio, in cui lo scrittore stesso mette a nudo il processo narrativo e con esso la finzione. Elementi che ricordano, per lievi accenni, la scrittura di Orhan Pamuk nel suo capolavoro Il mio nome è Rosso.

Dal punto di vista dell’esperienza di lettura la parte iniziale è decisamente promettente, più calma e meno caotica, introduce una narrazione intima centrata sulla vita dello scrittore ma anche sul suo rapporto privato con Bernard de Fallois.

Nella parte finale le false piste, che sembrano essere diventate un ingrediente essenziale dei libri di Dicker, sommate a qualche pagina di troppo, creano forse un effetto di sazietà nel lettore. L’enigma della camera 622 resta comunque un libro piacevole da leggere, coinvolgente ed acuto. Un’ottima lettura estiva, direi.

Recensione L’enigma della camera 622: Scheda del libro

L'enigma della camera 622 di Joël Dicker: trama e recensione libro
  • Titolo: L’enigma della camera 622
  • Autore: Joël Dicker
  • Casa Editrice: La nave di Teseo
  • Pagine: 632
  • Edizione originale: L’Énigme dela Chambre 622, 2020
  • Tradotto da: Milena Zemira Ciccimarra

PRO & CONTRO

  • 🟢 Pro: Cornice metanarrativa, splendido omaggio all’editore de Fallois e ambientazione svizzera affascinante.
  • 🔴 Contro: Verso la fine ci sono troppe false piste e qualche pagina di troppo che potrebbe saziare il lettore.

IL MIO VOTO: ⭐⭐⭐⭐☆ (4 su 5)

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Giochi linguistici

Mi chiamo Debora e nel 2024 ho fondato Giochi linguistici, un blog di libri e pensiero critico che tutt'ora gestisco da sola. Ho una laurea in Comunicazione con specializzazione in Filosofia del linguaggio. Inoltre, ho una formazione in giornalismo e una buona conoscenza del mondo editoriale, dove ho svolto attività di tirocinio. Oltre all'evidente passione per i libri, e per le lingue straniere (ne parlo 3), ho un debole per il digital marketing.