
Non bisogna certo aver studiato filosofia del linguaggio per conoscere Umberto Eco. Attraverso i suoi lavori in TV già negli anni ‘60 e, naturalmente, come scrittore di romanzi a partire dagli anni ’80 con il suo celeberrimo Il nome della rosa, Eco divenne una figura culturale di enorme spessore dentro e fuori i confini nazionali.
Da Il Nome della Rosa alla semiotica: l’eredità linguistica di Eco
C’è però anche un Eco che rimane lontano dal grande pubblico: il professore, il dotto semiologo. Avendo approfondito i suoi testi durante i miei studi di filosofia del linguaggio, ho sempre trovato affascinanti gli enormi contributi che ha apportato alla materia.
Fu Eco, ad esempio, a far conoscere e imporre in Italia le idee del padre della semiotica moderna, l’americano Charles Sanders Peirce, fondendole con quelle imperanti in Europa del semiologo strutturalista Ferdinand de Saussure. Il modello di semiotica interpretativa che ne scaturì accompagnerà tutto il suo pensiero. La ritroviamo anche in Lector in fabula, saggio letterario del 1979, in cui Eco porta avanti l’idea di un lettore non passivo ma piuttosto partecipante attivo, con la sua interpretazione, nella costruzione del testo.
Umberto Eco è stato anche un fine conoscitore della comunicazione dei mass media, critico nei confronti del linguaggio pubblicitario kitsch, attento alle evoluzioni linguistiche e, in particolar modo, alle sperimentazioni con uso ludico del linguaggio, essendo lui stesso un grande amante dei giochi di parole.

I dieci anni di silenzio e la nuova Biblioteca Umberto Eco a Bologna
Queste molteplici aree di interesse e di studio emergono dal percorso di biografia intellettuale ricreato dalla Società Dante Alighieri e dalla Fondazione Umberto Eco attraverso la realizzazione del progetto Umberto Eco e il nome delle cose. Segni, realtà e interpretazione. Un progetto avviatosi con un convegno inaugurale tenutosi il 23 giugno alla presenza, tra gli altri, di Stefano Eco (figlio del semiologo) e che prosegue ora con la mostra itinerante visitabile a Palazzo Firenze a Roma.
Questa iniziativa si inserisce nella lunga lista di eventi celebrativi organizzati nel decennale della morte di Umberto Eco, avvenuta il 19 febbraio 2016. Era stato proprio lo studioso a chiedere un silenzio di dieci anni: niente convegni, seminari o celebrazioni in suo onore; così aveva voluto. Ora che il tempo prescritto è passato, fioriscono gli eventi in suo onore. Proprio in concomitanza con queste celebrazioni, l’Università di Bologna ha inaugurato la Biblioteca Umberto Eco con oltre 32mila volumi provenienti dalla sua casa-studio di Milano.
Cosa vedere alla mostra a Palazzo Firenze: rarità e installazioni

La mostra, che ho avuto il piacere di visitare, si concentra in un ambiente raccolto in cui sono stati allestiti pannelli guida per il visitatore e cinque sezioni espositive divise per tematiche. Il materiale consta di libri, fotografie, lettere, bozze corrette, materiale audiovisivo e un’installazione dedicata a Il nome della rosa. Un dettaglio particolarmente toccante: tra i libri esposti c’è la prima edizione de Il nome della rosa con dedica autografa a Eugenio Montale.
La sezione multimediale contiene, inoltre, video e audio provenienti dall’Archivio storico della Presidenza della Repubblica, da Rai Teche e da RSI (Radiotelevisione svizzera).
Per chi fosse interessato a immergersi nel mondo di Umberto Eco, la mostra romana offre decisamente una buona occasione. Dunque, non perdetevela.

Info utili per la visita alla mostra Umberto Eco, Roma:
- Dove: Palazzo Firenze, Piazza di Firenze 27, Roma.
- Quando: Visitabile fino al 26 luglio.
- Orari: Dal lunedì al venerdì 10:00 – 18:00; sabato e domenica 17:00 – 21:30.
- Ingresso: Libero.
- Link utili: Società Dante Alighieri, Fondazione Umberto Eco
Per approfondire il tema della linguistica vi lascio un link ad un articolo sul pensiero di Tullio De Mauro che tra l’altro fu un grande amico di Umberto Eco.



